Mangiare per dimenticare

Alzi la mano a chi non è capitato di rifugiarsi la sera, in una vaschetta di gelato, un cucchiaio e magari qualche lacrima per consolarsi da un momento davvero difficile. Si mangia per sopravvivere, per piacere, per benessere e spesso per stress. Ma mangiare oltre il punto di sentirsi pieni in riposta a emozioni negative è un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi alimentari come la bulimia.

«Anche con un indice di massa corporea nella norma, la fame emotiva può essere un problema» afferma Rebekka Schnepper, coautore di uno studio pubblicato su Frontiers in Behavioral Neuroscience.

Il team ha confrontato i ‘mangiatori emotivi’, persone che usano il cibo per far fronte alle emozioni negative e i ‘mangiatori restrittivi’, persone che esercitano un controllo rigido sul cibo con diete e restrizioni caloriche, scoprendo che i primi hanno mangiato di più e trovato il cibo più piacevole in risposta ad emozioni negative piuttosto che a quelle neutre. I mangiatori restrittivi si sono rivelati più attenti al cibo in presenza di emozioni negative sebbene questo non ha avuto influenza sul loro appetito e non vi è stato alcun cambiamento significativo tra emozioni negative e neutre.

I risultati indicano potenziali strategie per il trattamento dei disturbi alimentari.

«Esistono teorie diverse e contrastanti sulle quali uno stile alimentare predice meglio l’eccesso di cibo in risposta alle emozioni. Non possiamo trarre conclusioni per gli uomini o per un comportamento alimentare a lungo termine. Tuttavia, lo studio promuove la comprensione dell’eccesso di cibo emotivo e i risultati possono aiutare nella diagnosi e nel trattamento precoce dei disturbi alimentari» conclude Schnepper.

Fonte: Fight, Flight, – Or Grab a Bite! Trait Emotional and Restrained Eating Style Predicts Food Cue Responding Under Negative Emotions