Agenesia del corpo calloso: 1/4 dei soggetti non ha problemi cognitivi

In assenza del corpo calloso, una struttura che funge da ponte tra i due emisferi cerebrali, il cervello si riorganizza aumentando le connessioni intra-emisferiche. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’università di Ginevra, in uno studio pubblicato dalla rivista Cerebral Cortex.

Una persona su 4.000 nasce senza corpo calloso (una condizione nota come agenesia del corpo calloso): la maggior parte di questi individui ha un basso QI e soffre di gravi disturbi cognitivi. Sorprendentemente però, il 25% delle persone con questa malformazione non presenta sintomi.
Si sa che, in assenza del corpo calloso, i fasci di Probst, le fibre che fungono da ponte tra i due emisferi, non passando da una parte all’altra, si “rannicchiano” all’interno del proprio emisfero. 

I ricercatori hanno studiato i collegamenti anatomici e funzionali tra diverse regioni del cervello di circa 20 bambini australiani di età compresa tra 8 e 17 anni affetti da agenesia del corpo calloso, tramite imaging a risonanza magnetica. Questo approccio ha prima reso possibile osservare le relazioni fisiche tra le diverse regioni del cervello. Nei bambini con agenesia del corpo calloso, ci sono più fibre neurali all’interno di ciascun emisfero e sono di una “qualità superiore” rispetto ai cervelli sani.

Inoltre, i dati mostrano che la connettività funzionale intra e inter-emisferica del cervello senza il corpo calloso è paragonabile a quella del cervello sano. “Ci ha sorpreso scoprire che la comunicazione tra i due emisferi è mantenuta. Riteniamo che i meccanismi di plasticità, come il rafforzamento dei legami strutturali all’interno di ciascun emisfero, abbiano compensato la mancanza di fibre neuronali tra gli emisferi. Vengono create nuove connessioni e i segnali possono essere reindirizzati in modo da preservare la comunicazione tra i due emisferi”, spiega Vanessa Siffredi, ricercatrice presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Ginevra.

I neuroscienziati hanno anche osservato una correlazione tra l’aumento delle connessioni intra-emisferiche e le capacità cognitive. Questa informazione è molto interessante per il lavoro clinico: l’agenesia può essere rilevata in utero e, in questi casi, viene spesso proposto di interrompere una gravidanza. “In un futuro non troppo lontano, potremmo immaginare di utilizzare la risonanza magnetica per prevedere se la malformazione osservata dagli ultrasuoni rischi o meno di essere associata a deterioramento cognitivo, e quindi informare meglio i futuri genitori”.

Fonte: Cerebral Cortex

IT-NON-03254-W-11/2022