Aldosteronismo primario può presentarsi come fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale può costituire un segno di presentazione dell’aldosteronismo primario nei pazienti con ipotensione. 

Lo suggerisce lo studio PAPHY, condotto su 411 pazienti da Gianpaolo Rossi dell’ospedale universitario di Padova, secondo cui i pazienti con ipertensione e fibrillazione atriale dovrebbero essere sottoposti a screening dell’aldosteronismo primario più precocemente possibile, in quanto una diagnosi precoce ed un trattamento mirato basato sulla chirurgia o su antagonisti recettoriali dei mineralcorticoidi (MRA) potrebbero indurre la regressione della fibrillazione atriale e prevenirne la recidiva.

Nel precedente studio PAPY, i pazienti con aldosteronismo di lunga data presentavano un rischio di fibrillazione atriale significativamente maggiore rispetto a quelli curati con adrenalectomia, ed anche altri studi hanno suggerito un maggiori rischio di fibrillazione atriale in questi pazienti.

La frequenza dell’aldosteronismo primario in questo gruppo di pazienti, in base al presente studio, è 7 volte maggiore rispetto a quello riportato dai medici di base, 4 volte maggiore di quello riscontrato nei pazienti indirizzati ai centri ipertensivi specializzati e 2.3 volte maggiore rispetto a quello dei pazienti con ipertensione farmaco-resistente.

I pazienti con aldosteronismo primario presentavano dilatazione atriale sinistra all’ecocardiografia, ma gli altri parametri ecocardiografici non differiscono significativamente da quelli dei pazienti con ipertensione primaria.

L’aldosteronismo primario dunque è molto più comune di quanto generalmente percepito, specialmente nei pazienti ipertesi con fibrillazione atriale. Esso spesso elude la diagnosi in quanto uno dei suoi segni caratteristici, ossia l’ipokaliemia, è oggi presente nella maggior parte dei pazienti. 

Fonte: J Hypertens online 2019

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