Anziani: sospensione farmaci antipertensivi realmente dannosa?

E’ ancora poco chiaro se la sospensione dei farmaci antipertensivi abbia conseguenze negative nei soggetti dai 50 anni in su. Come affermato da Emily Reeve della University of South Australia di Adelaide, autrice di una revisione di 6 studi, è importante revisionare regolarmente l’uso degli antipertensivi e considerare i potenziali rischi e benefici del proseguire la terapia a fronte di rischi e benefici del sospendere i farmaci.

Lo stato di salute delle persone cambia nel tempo, e così cambia anche l’appropriatezza della farmacoterapia. E’ noto che i farmaci antipertensivi riducono patologie cardiovascolari, morbidità e mortalità ma il loro impiego è associato anche ad effetti collaterali, specialmente negli anziani.

Molti degli studi esaminati presentavano diverse limitazioni, ed esse impediscono di trarre conclusioni solide sull’effetto della deprescrizione degli antipertensivi sugli esiti.

Gli anziani comunque non dovrebbero sospendere alcun farmaco senza prima parlarne con un medico. La revisione comunque evidenzia ancora una volta che i potenziali danni, come effetti collaterali ed eventi correlati alla sospensione del farmaco, non vengono catturati adeguatamente dagli studi.

E’ dunque necessario altro lavoro in quest’area ed una chiara esposizione del modo di controllare questi eventi negli studi, ammesso che ciò avvenga. Per quanto la revisione non fosse incentrata sull’identificazione di fattori specifici per aiutare il processo decisionale, sussistono diversi principi generali che si applicano in questa situazione.

Sussistono fattori che incrementano il rischio di danno con gli antipertensivi, come la polifarmacia, le altre patologie mediche, il rischio di cadute e la fragilità, e pertanto è importante considerare se il farmaco è ancora necessario e se i suoi potenziali benefici sono in linea con gli obiettivi e le preferenze del paziente.

Come affermato da alcuni esperti, per molti anziani mantenere un buon controllo pressorio è un aspetto importante della preservazione della salute, e la deprescrizione è particolarmente rilevante negli anziani in condizioni scadenti, in cui il rischio di effetti collaterali è elevato ed i benefici dei farmaci potrebbero essere inferiori.

Sarebbero necessari studi sulla deprescrizione incentrati sui fattori maggiormente importanti per gli anziani, come il mantenimento dell’indipendenza e la salute cerebrale.

La sospensione o riduzione dei farmaci antipertensivi potrebbe avere benefici tangibili per alcuni pazienti, come quelli con comorbidità estensive, demenza, polifarmacia o speranza di vita limitata.

Un problema correlato all’esplorazione di questo argomento consiste nel fatto che gli studi clinici in materia sono difficili da organizzare, e che sussistono scarsi ovvi benefici diretti da esplorare per i ricercatori e le aziende farmaceutiche, dati i costi potenzialmente elevati.

Dato comunque il ruolo del medico nell’adattare il trattamento alle particolari caratteristiche del paziente, considerando vantaggi e svantaggi, la disponibilità di una base di evidenze più ampia per queste situazioni potrebbe essere di importanza critica per guidare le scelte terapeutiche. 

Fonte: Cochrane Database Syst Rev online 2020

IT-NON-02734-W-07/2022