Artrite reumatoide, esiste disparità tra gruppi etnici

Una nuova ricerca presentata all’Acr Convergence, il meeting annuale dell’American College of Rheumatology, ha scoperto che le disparità etniche per l’attività della malattia persistono nelle persone con artrite reumatoide. I pazienti afro-americani e ispanici hanno spesso un’attività di malattia più alta e un più basso stato funzionale autoriferito rispetto ai caucasici.


L’artrite reumatoide è il tipo più comune di artrite autoimmune e avviene quando il sistema immunitario non funziona correttamente. La patologia causa dolore e gonfiore nel polso e nelle piccole articolazioni della mano e dei piedi e può a volte causare vari effetti sistemici, come una grave stanchezza o danni d’organo al cuore, ai polmoni o agli occhi.


La ricerca ha dimostrato che ci sono differenze nell’attività della malattia e negli esiti clinici per le persone con la patologia in diversi gruppi etnici negli Stati Uniti. Gli autori hanno condotto questo nuovo studio per saperne di più su queste disparità e come possono cambiare nel tempo.


Gli esperti hanno usato i dati del registro CorEvitas di oltre 56.000 pazienti con artrite reumatoide che vivono in 42 Stati degli Usa. Hanno incluso i pazienti che hanno avuto visite tra il 2013 e il 2015 e tra il 2018 e il 2020. I pazienti hanno dichiarato la loro etnia e sono stati raggruppati come neri (non ispanici), bianchi (non ispanici), ispanici o asiatici. L’indice di attività clinica della malattia (Cdai) è stato utilizzato in entrambe le visite per misurare l’attività della malattia.


Hanno preso parte al lavoro 9.363 partecipanti, per lo più donne e nella seconda metà dei loro 50 anni, tra cui 8.142 bianchi, 527 neri, 545 ispanici e 149 asiatici. La loro malattia li accompagnava da circa 10-12 anni. Più della metà dei pazienti aveva una storia di infezioni gravi e fino al 41% aveva una storia di ipertensione.


Il risultato primario dello studio era il punteggio dell’Indice di Attività della Malattia Clinica. I risultati secondari erano la percentuale di pazienti con bassa attività della malattia o remissione e l’indice di disabilità Haq, una misura della funzione fisica. Oltre ad esaminare i risultati in modo trasversale, i ricercatori hanno valutato il cambiamento medio nei punteggi di attività della malattia e funzione fisica dalla prima alla seconda visita, e la probabilità che i pazienti avrebbero raggiunto una bassa attività della malattia o la remissione entro la seconda visita.


La stima dell’indice di attività clinica della malattia è rimasta significativamente più alta, il che significa una maggiore attività della malattia, per i pazienti ispanici rispetto ai bianchi. L’attività della malattia è migliorata durante il periodo di studio di 7 anni tra tutti i gruppi etnici, anche se i pazienti ispanici sono migliorati meno dei bianchi. Ci sono state differenze nello stato funzionale, con i pazienti neri e ispanici che avevano punteggi più alti, il che significa una peggiore compromissione funzionale, rispetto ai bianchi.


Lo studio è stato progettato per valutare i risultati clinici e non affronta le questioni relative all’accesso alle cure. I ricercatori hanno visto che tutti i pazienti hanno dimostrato un miglioramento nel tempo, ma anche dopo l’aggiustamento per le potenziali variabili di confondimento, come il sito dello studio, l’uso biologico precedente e attuale, lo stato di assicurazione, l’istruzione, c’erano ancora differenze tra i gruppi etnici. Molti fattori contribuiscono alla disuguaglianza di salute, tra cui l’accesso alle cure, lo stato socioeconomico, il razzismo sistematico e altri determinanti sociali della salute. Per gli autori, sono necessarie più ricerche per capire come questi fattori interagiscono e portano a risultati clinici diversi per i gruppi etnici.


Fonte: Acr Convergence

IT-NON-05935-W-11/2023