Associazione tra la durata del sonno REM e rischio di morte

La riduzione della quantità di sonno REM sembra essere associata ad un aumento del rischio di morte per tutte le cause. È quanto osservano i ricercatori della Stanford University in un articolo pubblicato dalla rivista JAMA Neurology.

Da tempo medici e ricercatori studiano l’associazione tra sonno, salute e benessere, osservano gli autori di un editoriale che accompagna la ricerca. 

Se si prende in considerazione il sonno in generale questa relazione può essere rappresentata come una U: le persone che dormono circa 7 ore a notte si trovano nel punto più basso della curva, con il rischio di mortalità più basso. La mortalità aumenta in modo incrementale quando ci si sposta in entrambe le direzioni, con un marcato aumento per coloro che dormono meno di 4 ore o più di 10 ore.

Nello studio trasversale, multicentrico, basato sulla popolazione, i ricercatori hanno valutato i dati provenienti da due coorti indipendenti, quella dello Outcomes of Sleep Disorders in Older Men (MrOS) Sleep Study (Studio degli outcome dei disordini del sonno negli uomini anziani) e la Wisconsin Sleep Cohort (WSC).

La coorte MrOS comprendeva 2.675 individui (tutti uomini, età media 76 anni) ed è stato seguito per una mediana di 12 anni, mentre la coorte WSC comprendeva 1.386 individui (54% uomini, età media 50 anni) ed è stato seguito per una mediana di 20,8 anni. 

I partecipanti dello studio MrOS presentavano una mortalità più elevata del 13% per ogni riduzione del sonno REM del 5%. Nonostante la coorte WSC comprendesse soggetti più giovani e includesse anche le donne i ricercatori hanno osservato gli stessi risultati in questa popolazione.

Questi risultati “dimostrano definitivamente che l’associazione tra sonno e mortalità si estende oltre la semplice misura del tempo di sonno totale”, si legge nell’editoriale. “Sebbene l’associazione non implichi una causalità, la scoperta che una percentuale inferiore del sonno REM (rispetto alla durata del sonno totale) è associata a un aumento della mortalità è interessante per i neurologi”.

Ci sono ancora molte cose che non sappiamo sul sonno REM. Conosciamo il suo ruolo nel consolidamento della memoria e nel rimodellamento delle sinapsi e sappiamo che l’interruzione selettiva del sonno REM provoca una compromissione del riconoscimento degli oggetti e del condizionamento alla paura. Alcuni farmaci hanno un impatto sul sonno REM: gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina e gli antidepresidenti triciclici riducono la fase REM, ad esempio. Sono tutti aspetti che, secondo gli autori dell’editoriale, dovrebbero essere presi in considerazione dagli specialisti e che meritano ulteriori ricerche. “I neurologi dovrebbero essere consapevoli degli scenari clinici comuni in cui il sonno REM è disturbato e restare aggiornati seguendo i lavori pubblicati sull’argomento”, per poter intervenire in modo mirato su questa fase del sonno.

Fonte: JAMA Neurology

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