Aterosclerosi subclinica associata a fibrillazione atriale incidente

Le coronaropatie sono un conclamato fattore di rischio di fibrillazione atriale, ma rimane poco chiaro se anche l’arteriosclerosi subclinica incrementi il rischio di fibrillazione atriale incidente. E’ stata pertanto condotta una revisione degli studi per valutare l’associazione fra arteriosclerosi subclinica, definita in base allo spessore intima-media carotideo (cIMT) o il tasso di calcio coronarico (CACS), e la fibrillazione atriale incidente.

Sono stati revisionati 5 studi sulla cIMT, per un totale di 36.333 pazienti, e due studi sul CACS, per un totale di 34.603 pazienti. Tutti gli studi che hanno investigato l’associazione fra incremento del cIMT e fibrillazione atriale incidente hanno dimostrato una significativa correlazione fra questi due elementi, con un tasso di rischio pari ad 1,43.

I due studi che hanno investigato l’associazione fra incremento del CACS e fibrillazione atriale hanno a loro volta riscontrato una significativa correlazione fra questi due elementi, con un tasso di rischio pari ad 1,07. I dati di 7 studi osservazionali dunque suggeriscono che l’arteriosclerosi subclinica, definita mediante l’incremento di cIMT e CACS, è associata ad un incremento del rischio di fibrillazione atriale incidente.
Questi dati enfatizzano la necessità di ulteriori ricerche che accertino se il trattamento dell’arteriosclerosi subclinica debba essere parte delle iniziative per la prevenzione della fibrillazione atriale. 

Fonte: Europace 2020

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