Autismo: i pazienti sono dotati di capacità senso-motoria predittiva

Le difficoltà senso-motorie associate all’autismo sono probabilmente causate da una serie di processi neurobiologici complessi e precisi, che hanno anche un’implicazione sul modo in cui le persone autistiche percepiscono il mondo che li circonda. Non manca tuttavia, nei pazienti, la capacità senso-motoria predittiva, contrariamente a quanto era stato ipotizzato fin ora. È quanto suggerisce uno studio condotto dai ricercatori delle Università di Exeter e di Bath e pubblicato dalla rivista Brain.
Le persone affette da autismo presentano in genere una ridotta coordinazione occhio-mano che può rappresentare un ostacolo per la vita quotidiana. Fin ora questa caratteristica era stata attribuita ad atipicità nel modo in cui le previsioni e le informazioni sensoriali vengono elaborate nel cervello.
Per scoprire a cosa siano dovute queste difficoltà motorie, i ricercatori hanno usato una tecnologia avanzata che consente il rilevamento dei movimenti degli occhi.Hanno reclutato più di 150 persone, alcune affette da autismo, altre neurotipiche, e hanno valutato una serie di processi e meccanismi associati a difficoltà senso-motorie, in particolare il modo in cui le persone controllano i movimenti della mano e degli occhi quando prendono e sollevano gli oggetti.
I risultati mostrano che “le persone autistiche sollevano nuovi oggetti in modo predittivo proprio come le persone non autistiche”, spiega Tom Arthur, il primo autore dello studio. Intendendo per “predittivo”, la capacità di effettuare movimenti in base alla forma e al peso atteso dell’oggetto da sollevare. In particolare, “i profili di forza iniziale della punta delle dita e la cinematica dell’azione risultante sono stati entrambi ridimensionati in base alle stime di pesantezza pre-sollevamento dei partecipanti”, scrivono gli autori. “Questo dato è importante, perché molte abilità e comportamenti della vita quotidiana dipendono dalla capacità di un individuo di prevedere il mondo e di agire in base alle proprie aspettative”, commenta Arthur.
I risultati suggeriscono che la ponderazione delle informazioni precedenti non è cronicamente sotto-pesata nell’autismo, come era stato proposto fin ora, concludono gli autori. I ricercatori stanno già valutando le implicazioni pratiche di questa ricerca all’interno degli ambienti di realtà virtuale. Si spera che tale lavoro possa costituire la base di futuri interventi che mirano a combattere le difficoltà senso-motorie legate all’autismo.

Fonte: Brain

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