Avanzamenti nei trapianti di fegato tra chi è infetto da HIV, ma necessari più dati

Con gli avanzamenti nelle terapie per l’HIV, sono migliorati gli outcome dei trapianti di fegato tra le persone con l’infezione dal virus dell’immunodeficienza umana. Tuttavia, per ottimizzare la salute post trapianto, è fondamentale che le cure siano multidisciplinari.

È la conclusione cui è arrivata una review pubblicata su Current Infectious Disease Reports. Lo studio, condotto da Rebecca Kumar, del Georgetown University Medical Center di Washington, e Valentina Stosor, della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, ha evidenziato, inoltre, che le persone con HIV hanno comunque ancora difficoltà ad accedere al trapianto di fegato e hanno una mortalità superiore rispetto alle persone senza HIV, legata alle liste d’attesa.

Secondo le due esperte americane, la malattia epatica avanzata è ancora una delle principali cause di morbidità e mortalità non-AIDS nelle persone con infezione da HIV, che proprio per questo hanno più bisogno di ricorrere al trapianto di fegato. Così, è importante chiarire gli ostacoli che i pazienti con HIV incontrano per sottoporsi a trapianto. In particolare, studi futuri dovrebbero focalizzarsi sugli outcome a lungo termine, specialmente nel contesto della steatoepatite non alcoolica (NASH) e di comorbidità come diabete, iperlipidemia e malattia cardiovascolare. Il trapianto da HIV a HIV, infine, offre un aumento dell’accesso a organi per il trapianto e per la donazione, ma anche se i risultati preliminari sono incoraggianti, sono necessari più studi a breve e lungo termine.

Fonte: Curr Infect Dis Rep (2022) – doi: 10.1007/s11908-022-00776-3

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