B. fragilis: un possibile rimedio per ridurre la malattia del trapianto contro l’ospite

Il trapianto di midollo osseo, che può essere una procedura salvavita per i pazienti con tumori del sangue, presenta però un possibile effetto collaterale grave: la malattia del trapianto contro l’ospite (GVHD, dall’inglese Graft versus Host Disease).


I ricercatori del MUSC Hollings Cancer Center riportano in un articolo pubblicato dal JCI Insight che un ceppo di batteri presenti nell’intestino può ridurre la gravità della GVHD.


“Se il tessuto intestinale del paziente resta sano prima e dopo il trapianto di midollo osseo, il paziente risponde meglio alla terapia”, commenta Xue-Zhong Yu, autore senior dello studio.


I pazienti con tumori del sangue, come la leucemia, devono sottoporsi a radioterapia e chemioterapia prima del trapianto di midollo osseo. Purtroppo sono tutti trattamenti che alterano profondamente l’equilibrio tra il sistema immunitario e il microbiota intestinale: la diversità del microbiota si riduce di 100 o addirittura 1.000 volte e questo porta a una condizione chiamata permeabilità intestinale.


Studi clinici hanno dimostrato che i pazienti che recuperano la diversità del microbiota più velocemente hanno esiti migliori e una GVHD meno grave, mentre la ridotta diversità del microbiota è associata a una GVHD più grave.

Altri studi hanno dimostrato che il trapianto microbico fecale (FMT) può essere efficace nel ridurre la GVHD, tuttavia i pazienti sono fortemente immunodepressi dopo il trapianto di midollo osseo e con la FMT c’è un rischio di infezione.


I ricercatori del laboratorio di Yu hanno scoperto, usando dei modelli di topo della malattia, che la GVHD era meno grave negli animali che avevano una quantità maggiore di un ceppo particolare di batterio nell’intestino: B.fragilis.

Hanno quindi provato a somministrare ai topi con GVHD direttamente questo microrganismo, che si è rivelato più efficace del trapianto microbico fecale.

La somministrazione di B. fragilis ha aumentato la diversità microbica intestinale complessiva, portando anche all’aumento della quantità di altri ceppi di batteri benefici.


B. fragilis è noto per ridurre l’autoimmunità nel diabete di tipo 1 e nella colite. Lo studio attuale ha portato a due altre importanti scoperte: una molecola chiamata polisaccaride A sulla superficie di B. fragilis sembra essere fondamentale per la riduzione della GVHD; la somministrazione di B. fragilis non riduce l’effetto del trapianto contro leucemia, anche se riduce l’espansione delle cellule T del donatore nell’intestino.


Se questi risultati trovassero una traduzione nella pratica clinica, “avremmo individuato un’opzione di trattamento più sicura, più facile e più efficace”, conclude Yu.


Fonte: JCI Insight

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