Cancro al colon-retto: la mortalità è una questione di geografia?

Il cancro al colon-retto sta diventando sempre più comune tra i giovani adulti, diverse ricerche hanno poi messo in luce la possibilità che le condizioni socio-economiche siano fattori che condizionano la mortalità dei pazienti. Secondo uno studio statunitense le donne con meno di 50 anni affette da questo tipo di tumore presentano un maggiore rischio di morire a causa della malattia in alcune particolari contee degli Stati Uniti.

Il lavoro, pubblicato dalla rivista Clinical and Translational Gastroenterology, si basa sui dati dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie e di quelli di 28.790 donne raccolti dal 1999 al 2016 dal programma Surveillance, Epidemiology and End Results del National Cancer Institute per comprendere quali sono i modelli di comportamenti sanitari che possono essere collegati alle disparità nella sopravvivenza.

“Il cancro del colon-retto sta diventando sempre più comune nei giovani adulti e non capiamo ancora del tutto il perché”, commenta Andreana Holowatyj, prima autrice dello studio. “Questo sottolinea l’importanza di una diagnosi accurata e precoce di queste neoplasie”.

La diagnosi in una fase iniziale aumenta le probabilità di sopravvivenza, ma molte persone con cancro del colon-retto a esordio precoce ricevono una diagnosi tardi poiché le colonscopie non sono raccomandate per gli individui che presentano un rischio medio di cancro del colon-retto.

Una contea su 16 è, secondo i ricercatori, un “hot spot” in cui la mortalità delle donne affette da cancro al colon-retto è maggiore. L’inattività fisica e la fertilità possono essere fattori che contribuiscono alla variazione della sopravvivenza tra le giovani donne con cancro del colon-retto in base alla geografia, ma sono necessari ulteriori studi per identificare eventuali altri fattori. Quasi un quarto degli adulti che vivono nelle contee in cui la mortalità per cancro del colon-retto è maggiore ha dichiarato di non svolgere alcuna attività sportiva e gli individui neri non ispanici costituivano in media il 19,3% della popolazione.

Fonte: Clinical and Translational Gastroenterology

IT-NON-03427-W-12/2022