Cancro alla prostata: c’è un collegamento con il ritmo sonno-veglia?

I livelli del fattore circadiano CRY-1 aumentano nei tumori alla prostata in fase avanzata e sono associati a una peggiore prognosi nei pazienti. È quanto suggerisce una ricerca guidata dai ricercatori del Sidney Kimmel Cancer – Jefferson Health e pubblicata dalla rivista Nature Communications.

Diversi studi hanno dimostrato che quando il normale ritmo sonno veglia viene alterato, dalla privazione del sonno o dal lavoro a turni, si verifica una maggiore incidenza di alcuni tipi di cancro, come il tumore alla prostata.


In questo lavoro i ricercatori, in collaborazione con colleghi tedeschi e olandesi, scoprono che l’espressione di CRY-1, un coregolatore trascrizionale, è reattiva agli androgeni. Ciò spiega, secondo gli autori, l’elevata presenza di questo fattore nei tumori alla prostata che richiedono androgeni per svilupparsi e progredire verso una malattia avanzata.
“Quando abbiamo approfondito il ruolo di CRY1, abbiamo scoperto inaspettatamente che il fattore circadiano alterava il modo in cui le cellule tumorali riparano il Dna”, racconta Ayesha Shafi, prima autrice dello studio.


I trattamenti contro il cancro mirano a danneggiare il Dna nelle cellule tumorali e a causare difetti nei meccanismi di riparazione: quando il danno è grave le cellule si autodistruggono. I ricercatori hanno studiato il possibile ruolo di CRY-1 nella riparazione del Dna in cellule in coltura, modelli animali e tessuti raccolti da pazienti con cancro alla prostata.

Per prima cosa hanno indotto danni al Dna esponendo le cellule tumorali alle radiazioni e hanno scoperto che i livelli di CRY-1 aumentano in risposta a questo tipo di danno. Hanno anche scoperto che CRY-1 regola direttamente la disponibilità di fattori essenziali per il processo di riparazione del Dna e altera i mezzi con cui le cellule tumorali rispondono al danno.


“Il fatto che CRY-1 sia elevato nel cancro alla prostata in fase avanzata può spiegare perché i trattamenti mirati agli androgeni diventano inefficaci nelle fasi successive” continua Shafi. “Se un tumore ha alti livelli di CRY-1, i trattamenti mirati alla riparazione del Dna potrebbero essere meno efficaci”.


Il team ha in programma di trovare strategie per bloccare CRY-1 e individuare le terapie che potrebbero funzionare sinergicamente per ostacolare la riparazione del Dna nelle cellule del cancro alla prostata.

I ricercatori vogliono anche studiare più geni del ritmo circadiano e determinare in che modo l’interruzione circadiana possa influenzare il trattamento del cancro. “È stato dimostrato che le interruzioni del ritmo sonno-veglia possono influenzare l’efficacia del trattamento, ma anche che l’allineamento del trattamento con i ritmi naturali del corpo o la terapia in determinati momenti della giornata può essere utile”, spiega Karen Knudsen, che ha diretto lo studio. “I nostri risultati aprono una moltitudine di importanti domande di ricerca che esplorano il legame tra l’orologio circadiano e il cancro”.


Fonte: Nature Communications

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