Carcinoma polmonare: il ruolo del microbioma polmonare nello sviluppo del tumore

Nei pazienti con tumore polmonare, l’eccessiva presenza nei polmoni di microbi di solito presenti nel cavo orale, sembra essere associata a una malattia in stadio avanzato, nonché a una prognosi peggiore. È quanto rivela uno studio americano pubblicato da Cancer Discovery, una rivista dell’American Association for Cancer Research.

“Sappiamo che i microbi presenti nella bocca entrano spesso nei polmoni”, commenta Leopoldo Segal, direttore del Lung Microbiome Program e professore di medicina presso la Grossman School of Medicine della New York University, che ha diretto lo studio.

Precedenti ricerche di Segal e colleghi hanno dimostrato che la presenza di microbi nel polmone può attivare una risposta immunitaria, portando al reclutamento di cellule immunitarie e proteine infiammatorie. Una di queste, la citochina IL-17, svolge anche un ruolo nella modulazione della patogenesi del cancro polmonare. “Volevamo quindi determinare se l’arricchimento di microbi orali nei polmoni potesse guidare un’infiammazione”, prosegue Segal, “e influenzare la progressione e la prognosi del cancro del polmone”.

I ricercatori hanno analizzato i microbiomi polmonari di 83 pazienti adulti, non trattati, affetti da carcinoma polmonare.

Hanno così scoperto che nei polmoni dei pazienti con un tumore in stadio avanzato (3b-4) c’erano più microorganismi orali rispetto a quelli dei soggetti con una malattia in stadio iniziale (1-3a). Inoltre, la presenza di microbi orali nel polmone è stata associata a una ridotta sopravvivenza, anche dopo l’aggiustamento per lo stadio del tumore. In particolare una forte presenza dei batteri Veillonella, Prevotella e Streptococco nel microbioma polmonare era associata ad una prognosi infausta e la presenza degli stessi batteri e del batterio Rothia era correlata alla progressione del tumore.

Nella malattia allo stadio iniziale, l’arricchimento di Veillonella, Prevotella e Streptococco è stato associato all’attivazione delle vie di segnalazione p53, PI3K / PTEN, ERK e IL-6 / IL-8. Un ceppo di Veillonella, molto presente nei polmoni dei pazienti con carcinoma in stadio avanzato, è stato associato all’espressione di IL-17, di molecole di adesione cellulare, di citochine e di fattori di crescita, nonché all’attivazione di TNF e PI3K-AKT e delle vie di segnalazione JAK-STAT.

Per convalidare queste osservazioni, i ricercatori hanno iniettato Veillonella parvula nei polmoni di topi con cancro polmonare. Ciò ha portato a una diminuzione della sopravvivenza, alla perdita di peso e ad un aumento del carico tumorale ed è stato associato a una maggiore espressione di IL-17 e di altre proteine infiammatorie, a un aumento del reclutamento di cellule immunosoppressive e a una maggiore attivazione delle vie infiammatorie. Infine, per comprendere il ruolo dell’IL-17, hanno trattato questi stessi topi con un anticorpo anti IL-17. Ne è emersa una significativa diminuzione del carico tumorale.

I risultati suggeriscono che “le modifiche al microbioma polmonare potrebbero essere utilizzate come biomarcatore per prevedere la prognosi o per mettere a punto strategie terapeutiche personalizzate”. Conclude Segal. La terapia potrebbe anche colpire il microbioma stesso, secondo l’autore: “l’uso di un anticorpo contro l’IL-17 potrebbe essere una strategia efficace”.

Fonte: Cancer Discovery

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