Carenza di ferro non anemica ed esito della chirurgia cardiaca elettiva

I risultati di uno studio pubblicato dalla rivista The Lancet Haematology suggeriscono che, tra gli adulti non anemici sottoposti a cardiochirurgia elettiva, i pazienti con carenza di ferro non sopravvivono meno dei pazienti senza tale carenza a un mese dall’operazione. Secondo gli autori quindi la valutazione della carenza di ferro prima dell’operazione potrebbe non servire.

Un adulto su due sottoposto a cardiochirurgia è carente di ferro, le linee guida sulle migliori pratiche e le dichiarazioni di consenso raccomandano le indagini e il trattamento di routine della carenza di ferro prima della cardiochirurgia elettiva, anche in assenza di anemia.

Gli scienziati dell’Università di Melbourne hanno condotto uno studio prospettico di coorte in due ospedali in Australia. Sono stati reclutati adulti sottoposti a chirurgia cardiaca elettiva senza anemia (definita come un’emoglobina inferiore a 130 g/l per gli uomini e inferiore a 120 g/l per le donne), emoglobinopatia concomitante, patologia del midollo osseo, emocromatosi o insufficienza renale allo stadio terminale che richiede dialisi. I partecipanti sono stati stratificati come carenti di ferro o non carenti di ferro sulla base dei test preoperatori.

Lo studio è stato condotto tra il 21 febbraio 2018 e il 7 maggio 2021, sono stati arruolati 480 partecipanti: 240 (50%) erano carenti di ferro e 240 (50%) no, 95 (20%) erano donne, 385 (80%) erano uomini.

Il gruppo di pazienti con carenza di ferro restava in vita a casa per una mediana di 22,87 giorni (IQR da 20·65 a 24·06) al giorno postoperatorio 30, mentre l’altro gruppo di 23,18 giorni (IQR da 20·69 a 24·70).

Fonte: Associations between non-anaemic iron deficiency and outcomes following elective cardiac surgery (IDOCS): a prospective cohort study. DOI:

https://doi.org/10.1016/S2352-3026(22)00142-9

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S2352302622001429

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