Come fa la dieta mediterranea a ridurre il rischio di diabete?

La nota riduzione del rischio di diabete di tipo 2 associata all’adozione della dieta mediterranea si attribuisce specificamente ai suoi effetti benefici su alcuni fattori chiave.

Per quanto possa risultare ovvio il ruolo della riduzione del BMI, gli altri meccanismi comprendono effetti benefici su insulino-resistenza, metabolismo delle lipoproteine ed infiammazione, ma questi benefici sembrano non riguardare le persone il cui peso viene considerato sano.

Secondo Samia Mora della Harvard Medical School di Boston, autrice di uno studio che ha preso in esame 25.317 donne sane, è sorprendente osservare la forza delle proprietà antidiabetiche a lungo termine dei profili nutrizionali mediterranei. I dati dello studio supportano l’idea secondo cui migliorando la dieta è possibile ridurre il rischio di diabete di tipo 2, specialmente in presenza di eccesso di peso o obesità.

È inoltre importante notare che molti di questi cambiamenti non avvengono immediatamente. Per quanto il metabolismo possa cambiare in un breve intervallo di tempo, lo studio indica che quelli che avvengono sono cambiamenti a lungo termine che possono fornire protezione per decenni.

La dieta mediterranea, che enfatizza l’olio d’oliva come fonte principale di olio, favorisce frutta, verdura, legumi, frutta a guscio e sementi, pesce e latticini, limitando allo stesso tempo l’apporto di carni rosse e lavorate e di dolci.

Questa dieta è stata collegata ad una riduzione del 25-30% nel rischio di diabete nei precedenti studi osservazionali. I dati raccolti si adattano bene con la biologia e la patogenesi del diabete di tipo 2, che deriva in larga misura dall’eccesso di peso, con particolare riguardo per l’adiposità viscerale e la disregolazione metabolica e l’infiammazione che ne derivano.

È noto da altri studi che il rischio di diabete di tipo 2 nelle donne aumenta anche a livelli di BMI inferiori a 25 kg/m2, ma esso aumenta esponenzialmente con BMI superiori.

I ricercatori comunque si sono detti sorpresi del fatto che l’insulino-resistenza, misurata mediante un semplice biomarcatore ematico, abbia il ruolo di mediatore più importante per la dieta mediterranea sul rischio di diabete, un ruolo anche maggiore rispetto a quello del BMI.

Ciò potrebbe costituire un’opportunità per intervenire anche più precocemente ed intensivamente nel migliorare l’insulino-resistenza mediante approcci dietetici come la dieta mediterranea, soprattutto in quanto l’insulino-resistenza può precedere di anni o decenni l’iperglicemia conclamata e la diagnosi clinica di diabete.

Di contro, l’HbA1c non ha alcun effetto mediatore sostanziale sulla riduzione del rischio di diabete con la dieta mediterranea, il che suggerisce che nel momento in cui l’HbA1c aumenta sia ormai troppo tardi.

Nonostante le limitazioni, lo studio suggerisce che anche un lieve incremento nell’aderenza alla dieta mediterranea apporta benefici sostanziali per molti anni nella prevenzione del diabete, insieme a molti altri benefici quali la riduzione dell’insulino-resistenza e dell’infiammazione, il miglioramento del metabolismo lipidico e la riduzione della pressione, ed ovviamente il beneficio aumenta di pari passo con l’aderenza alla dieta.

Fonte: JAMA Netw Open online 2020

IT-NON-03441-W-12/2022