Come funziona il gating sensoriale uditivo?

Nella vita di tutti i giorni le persone sono immerse in un ambiente sonoro estremamente denso. Per questa ragione il cervello si è adattato sviluppando dei filtri che gli permettano di concentrare l’attenzione sugli elementi più importanti.

Uno di questi, il gating sensoriale uditivo, si attiva al ripetersi rapido di due suoni identici, riducendo drasticamente l’attenzione che il cervello dirige al secondo suono. Nelle persone affette da schizofrenia, questo filtro non funziona correttamente e il cervello è costantemente assalito da una moltitudine di stimoli uditivi.

La ragione della disfunzione non è chiara e per scoprirla i neuroscienziati dell’Università di Ginevra hanno studiato il meccanismo che si cela dietro questo gating sensoriale uditivo.

Hanno dimostrato che il filtro viene attivato all’inizio dell’elaborazione dello stimolo uditivo, a livello del tronco cerebrale. I loro risultati sono stati pubblicati dalla rivista eNeuro.

Fin ora si è sempre pensato che il gating sensoriale uditivo fosse controllato dalla corteccia frontale, gravemente colpita nelle persone che soffrono di schizofrenia. Per studiare il fenomeno i ricercatori quindi hanno posizionato degli elettrodi esterni sui topi che poi sono stati sottoposti al test P50. Si tratta del test che permette di diagnosticare la schizofrenia: il paziente sente due suoni identici a distanza di 500 millisecondi l’uno dall’altro, nel frattempo si misura la sua attività cerebrale con degli elettrodi esterni.

Se l’attività cerebrale diminuisce al secondo suono va tutto bene, se l’attività cerebrale resta identica la persona è malata. Nei topi in questione si è verificata una netta diminuzione dell’attività cerebrale al secondo suono. Anche questi animali quindi usano lo stesso filtro.

Gli scienziati allora hanno posizionato degli elettrodi interni nelle regioni cerebrali corticali e sub corticali deputate all’elaborazione dei suoni dei topi. Hanno osservato che la diminuzione dell’attività cerebrale si verificava non solo al livello della corteccia ma a monte, a livello del tronco encefalico.

E cosa succede nelle persone affette da schizofrenia? I ricercatori stanno cercando di scoprirlo. Conducono attualmente degli studi su dei modelli murini della malattia per capire in quale regione del cervello si verifichi un deficit del filtro. Sembra, dai primi risultati, che il problema sia proprio al livello del tronco cerebrale.

Fonte: eNeuro

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