Come prendere di mira i batteri della pelle

In molte malattie della pelle come la dermatite atopica e l’acne, lo strato batterico che protegge la pelle è danneggiato. Un recente studio ha cercato di capire quale sia il ruolo giocato in queste malattie dai vari tipi di batteri della pelle.


In passato i dermatologi hanno faticato a capire la composizione dettagliata del microbioma: nelle colture convenzionali coltivate su piastre di agar, infatti, non tutti i batteri prosperano e si moltiplicano ugualmente bene. Di conseguenza, alcune specie a crescita lenta possono essere completamente trascurate. Lo svantaggio dei metodi analitici genetici più recenti è che vengono catturate grandi quantità di sequenze di Dna da cellule della pelle e frammenti di batteri morti. Questo riduce il valore informativo dei risultati.


Ora i ricercatori hanno sviluppato un metodo per rimuovere il Dna delle specie non bersaglio, usando una caratteristica speciale dell’enzima benzonasi. Questo distrugge infatti le catene nucleotidiche che portano informazioni ereditarie in tutti gli esseri viventi rompendole in brevi frammenti. Solo i batteri vivi il cui Dna è protetto da una parete cellulare esterna sfuggono alla distruzione dell’enzima.


Gli esperimenti hanno dimostrato che con questo metodo si può effettivamente eliminare completamente il Dna non bersaglio e selezionare il microbioma della pelle. I ricercatori hanno inizialmente studiato in laboratorio campioni artificiali contenenti una miscela di cellule umane e batteri vivi e morti creati con un protocollo rigoroso e pretrattati con benzonasi. Il processo poi utilizzato – noto come sequenziamento 16S – ha prodotto un quadro molto preciso della composizione dei batteri intatti. L’analisi dei tamponi di pelle reale ha avuto lo stesso successo: nei campioni non è stato trovato nessun frammento di Dna residuo di batteri morti.


Per gli autori del lavoro questo approccio giocherà un ruolo chiave anche nella ricerca futura: la selezione enzimatica dei batteri viventi della pelle può contribuire a trovare biomarcatori microbici per alcune malattie dermatologiche e anche a identificare i batteri che hanno un’influenza positiva sul corso della malattia.


Fonte: Microbiome

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