Confermato legame tra Malattia di Alzheimer e i microbioti intestinali

La Malattia di Alzheimer è la causa più comune di demenza. Ancora incurabile, colpisce direttamente quasi un milione di persone in Europa, e indirettamente milioni di membri della famiglia e della società nel suo complesso. Negli ultimi anni, la comunità scientifica ha ipotizzato che il microbiota intestinale avesse un ruolo nello sviluppo della malattia. Ora alcuni ricercatori hanno confermato la correlazione, nell’uomo, tra uno squilibrio del microbiota intestinale e lo sviluppo di placche amiloidi nel cervello, che sono all’origine dei disturbi neurodegenerativi caratteristici della malattia di Alzheimer. Le proteine prodotte da alcuni batteri intestinali, identificati nel sangue dei pazienti, potrebbero infatti modificare l’interazione tra il sistema immunitario e quello nervoso e scatenare la malattia. Questi risultati permettono di prevedere nuove strategie preventive basate sulla modulazione dei microbioti delle persone a rischio.

I batteri intestinali possono influenzare il funzionamento del cervello e promuovere la neurodegenerazione attraverso diverse vie: possono influenzare la regolazione del sistema immunitario e, di conseguenza, possono modificare l’interazione tra il sistema immunitario e il sistema nervoso. I lipopolisaccaridi, proteine che si trovano sulla membrana dei batteri con proprietà pro-infiammatorie, sono stati trovati nelle placche amiloidi e intorno ai vasi sanguigni del cervello di persone affette dalla Malattia di Alzheimer. Inoltre, il microbiota intestinale produce metaboliti – in particolare alcuni acidi grassi a catena corta – che, avendo proprietà neuroprotettive e antinfiammatorie, influenzano direttamente o indirettamente le funzioni cerebrali.

Per determinare se i mediatori dell’infiammazione e i metaboliti batterici costituissero un legame tra il microbiota intestinale e la patologia amiloide nella malattia di Alzheimer, i ricercatori hanno studiato una coorte di 89 persone tra i 65 e gli 85 anni di età. Alcuni soffrivano della Malattia di Alzheimer o di altre malattie neurodegenerative che causavano problemi di memoria simili, mentre altri non avevano problemi di memoria. Grazie alla Pet, è stata misurata la loro deposizione amiloide e poi è stata quantificata la presenza nel sangue di vari marcatori di infiammazione e proteine prodotte da batteri intestinali, come lipopolisaccaridi e acidi grassi a catena corta.

I risultati – a detta degli autori – sono indiscutibili: alcuni prodotti batterici del microbiota intestinale sono correlati alla quantità di placche amiloidi nel cervello. Infatti, elevati livelli ematici di lipopolisaccaridi e di alcuni acidi grassi a catena corta (acetato e valerato) sono stati associati ad entrambi i grandi depositi amiloidi nel cervello. Questo lavoro fornisce quindi la prova di un’associazione tra alcune proteine del microbiota intestinale e l’amiloidosi cerebrale attraverso un fenomeno infiammatorio del sangue. Gli scienziati lavoreranno ora per identificare specifici batteri coinvolti in questo fenomeno.

Fonte: Journal of Alzheimer’s Disease

IT-NON-03416-W-12/2022