Connettività corticale distingue risposta ad antidepressivi da placebo

La connettività corticale può essere impiegata per prevedere gli esiti correlati agli antidepressivi e al placebo, come emerge dall’analisi secondaria di uno studio condotto su 221 pazienti.

Quanto riscontrato indica che, per quanto si tratti di una media nella popolazione, gli antidepressivi appaiono soltanto leggermente superiori al placebo, il che si deve più alle differenze neurologiche fra i diversi pazienti che non alla mancata efficacia dei farmaci, come affermato dall’autore Amit Etkin della Stanford University.

In altre parole, gli antidepressivi sono efficaci, ma soltanto per una sottopopolazione di pazienti depressi, che potrebbero essere identificati mediante un’esame EEG. 

Diversi studi elettroencefalografici hanno dimostrato che le differenze regionali nelle onde alfa e theta e l’entropia complessiva del segnale sono associate ad una migliore risposta agli antidepressivi, ma questi studi mancavano di potenza statistica.

I ricercatori sono rimasti sorpresi dall’importanza capitale delle connessioni che coinvolgono la corteccia parietale. Questa regione, localizzata nella parte posteriore del cervello, è coinvolta in una gamma di funzioni, fra cui la cognizione, ma tipicamente non è una zona centrale nelle descrizioni dei circuiti cerebrali della depressione. Ciò nonostante, grazie all’uso di un approccio statistico molto rigoroso, la solidità di quanto riscontrato porta a nuove domande chiave sulle ragioni alla base dell’importanza di questo ruolo.

E’ stato identificato un ruolo minore della corteccia prefrontale, una regione più strettamente associata alla depressione, e non è noto se altri modi per quantificare la connettività EEG possano rivelare circuiti cerebrali diversi tramite l’esame di aspetti diversi della fisiologia.

La depressione e la risposta agli antidepressivi non dovrebbero più essere pensate come una diagnosi imprecisa che implica una serie di prescrizioni empiriche. I dati indicano che è possibile effettuare diagnosi più precise in modo che siano rilevanti per il trattamento facendo uso di test obiettivi come l’EEG.

Se queste conclusioni venissero convalidate a livello clinico, esse potrebbero avvicinare di molto l’era della psichiatria di precisione.

Se fosse possibile sviluppare un test diagnostico affidabile che predica la risposta a molteplici farmaci diversi, sarebbe possibile ridurre anche l’ammontare dei trattamenti empirici nella pratica psichiatrica.

E’ molto importante notare che l’EEG è molto meno costoso rispetto alla RM, anche se il cammino per la traduzione di questi risultati nella pratica clinica è ancora molto lungo. 

Fonte: JAMA Psychiatry online 2020