Conversione alla laparotomia: quanto è frequente e che problemi può comportare

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Minimally Invasive Gynecology, la conversione alla laparotomia è una misura di esito clinico rara ma molto importante della chirurgia laparoscopica, e comprendere i fattori che contribuiscono alla conversione e agli esiti peri-operatori può aiutare i medici a identificare e consigliare i pazienti prima dell’intervento e a ridurre la morbilità chirurgica.


“Abbiamo voluto descrivere i casi di conversione dalla laparoscopia ginecologica alla chirurgia a cielo aperto, valutare i fattori di rischio per la conversione e gli esiti di conversione” spiega Lucy Richards, del Royal Women’s Hospital, Melbourne, Victoria, Australia, prima autrice del lavoro.


I ricercatori hanno studiato 85 casi di conversione dalla laparoscopia alla laparotomia e 170 controlli abbinati per età, data dell’intervento e unità ginecologica dal 2006 al 2017. Il tasso di conversione durante il periodo di studio è stato dello 0,7%. L’indicazione più comune per la conversione è stata una complessità chirurgica inaspettata (67% dei casi) che includeva grave patologia adesiva, dimensioni del campione, patologia grave e viste inadeguate.


I fattori che erano significativamente associati al rischio di conversione nell’analisi multivariata erano precedenti malattie infiammatorie pelviche, precedente chirurgia a cielo aperto, storia di endometriosi, ed elevato indice di massa corporea. Le probabilità di conversione erano più alte negli interventi chirurgici con indicazioni di emergenza, patologie uterine e patologie annessiali. Quando si sono inclusi anche i fattori intraoperatori, anche le aderenze chirurgiche sono state associate alla conversione.


Il livello dell’esperienza del chirurgo come definito dall’Australasian Gynecological Endoscopy and Surgery Society (AGES) non era associato al rischio di conversione.


I ricercatori sottolineano che la conversione alla laparotomia era associata a un più alto tasso di complicanze intraoperatorie e postoperatorie e a una durata prolungata della degenza.


Fonte: Journal of Minimally Invasive Gynecology