Covid. Dopo 2 giorni senza sintomi con tampone negativo si potrà uscire da isolamento. Regioni e tecnici Ministero ci pensano.

Ma Speranza frena: “Per ora nessun cambiamento”

La quarantena per chi è positivo potrebbe accorciarsi. Il Ministero della Salute è infatti al lavoro su una nuova circolare per cambiare il sistema. La novità è emersa venerdì 15 luglio al termine di un confronto con le Regioni che hanno anche presentato alcune proposte.

Ad oggi ricordiamo il sistema prevede dal rilevamento della positività una quarantena minima di 7 giorni contestualmente ad un tampone negativo per poter tornare alla libertà. Ma visto che la nuova ondata di Omicron 5 ha registrato nella stragrande maggioranza della popolazione colpita sintomi lievi e che si sono risolti in pochi giorni (oltre al fenomeno dei test fai da te e non tracciati dal sistema ufficiale) da Lungotevere Ripa insieme alle Regioni stanno ragionando su un nuovo meccanismo.

A quanto si apprende da fonti ministeriale e regionali il sistema dovrebbe prevedere che chi non ha più sintomi da 48 ore, se sarà negativo al tampone (da effettuare in ogni caso in farmacia, Asl o dal medico) potrà interrompere l’isolamento. Queste strategie sono già applicate in diversi paesi occidentali. In Spagna e Regno Unito per i positivi non è più previsto l’isolamento. In USA, Germania (con autotest finale), Svezia, Austria, sono previsti 5 giorni di isolamento.

 Inoltre, potrebbe essere anche ridotto il tempo di quarantena massima (oggi 21 giorni) per le forme di malattie che durano più a lungo. Il limite potrebbe essere abbassato a 15 giorni con le Regioni che chiedono l’uscita avvenga dopo 10 giorni.

Dalle Regioni è poi arrivata anche la richiesta di superare il monitoraggio giornaliero dei dati aggregati, mantenendo un’analisi settimanale. E tra le proposte c’è stata anche quella di rendere possibile l’isolamento anche nei reparti specialistici in base alla patologia secondo principi di isolamento previsti.

Ma dagli assessori regionali arriva anche forte la richiesta di una revisione complessiva dell’impianto normativo che riguarda l’obbligo vaccinale per il personale sanitario, “soprattutto in relazione al fatto che i presupposti e gli obiettivi per i quali la norma è stata approvata in aprile 2021 (“tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza”) sono di fatto mutati e devono essere riallineati all’attuale scenario epidemiologico”. In particolare dalle Regioni si chiede di definire puntualmente tutti i soggetti e le strutture in cui vige l’obbligo e il termine di differimento dell’obbligo per i soggetti con pregressa infezione, anche considerando l’impatto che la sospensione degli operatori determina sul funzionamento delle strutture sanitarie.


Speranza frena. Dopo le anticipazioni il Ministro della Salute però frena: “Nessun cambiamento in vista in merito all’isolamento. Come sempre si verificherà andamento epidemiologico e ci sarà confronto con Regioni”.

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