Covid: Guerra (Oms), ‘ritorno a normalità sarà progressivo, ci saranno differenze’

‘Tornare a come eravamo prima? No, perderemmo opportunità, agire su disuguaglianze e Planetary health’


La domanda, ora che la vaccinazione anti-Covid è cominciata, è sempre più pressante: quando si tornerà alla normalità, quando si potrà dire addio a mascherine e distanze fra le persone? “Dopo che sarà completata la vaccinazione, avremo qualche mese in cui si dovrà verificare che le catene di trasmissione siano interrotte”. Ma il ritorno alla vita di sempre “non sarà qualcosa che avverrà tutto insieme. Prevedo che sarà un ritorno progressivo alle attività normali, per settori e aree geografiche”. Prova a guardare al futuro che ci aspetta Ranieri Guerra, esperto italiano dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). 


“Parte della normalità è riprendere i viaggi e l’interconnessione – evidenzia all’Adnkronos Salute – Questo avverrà prima” della fine delle campagne vaccinali, “con le precauzioni del caso e azioni di riduzione dei rischi. Anche lì ci saranno differenze”. Per Guerra, però, più che chiedersi quando torneremo a come eravamo prima, andrebbe invertita la prospettiva. “Rigiro la questione: per me non vale la pena tornare esattamente a come eravamo prima. Sarebbe un’occasione persa. Mi spiego: dovremmo invece cogliere quello che è accaduto per ripensare a livello micro e macro alcuni aspetti. Ripensare all’importanza di gestire con una visione unitaria la salute umana, animale e dell’ambiente, muoverci in un’ottica di ‘Planetary health’, fondamentale per bloccare nuovi rischi epidemici in futuro. Altro tema che è venuto fuori con forza è quello delle disuguaglianze. Quindi, se mi dicessero che il mondo tornerà come prima, io direi che così perdiamo un’opportunità”.


Quanto alla ripresa progressiva dei contatti e delle attività, Guerra osserva: “Non si può non guardare a tutta la problematica della sanità di frontiera; certo non si può ‘sparare’ su tutto ciò che si avvicina ai confini. Quindi sarà necessario che l’Ue affronti il problema, non potrà nascondersi su questo. La problematica transfrontaliera andrà affrontata dall’Europa nel suo insieme, così come dal resto del mondo. In questa situazione la logica nazionale è secondaria rispetto a quella europea, deve essere sovranazionale”. 


Su questo fronte l’Europa sembra voler provare a mettere in pratica le lezioni della pandemia, con un programma di finanziamenti (da oltre 9 miliardi di euro) da mettere in campo per il 2021-2027, ‘EU4Health’. È questa la linea pensata per ottenere l’obiettivo di un’Ue più sana e sicura. Fra i temi chiave a cui si guarda figurano dalla necessità di costruire sistemi sanitari resilienti alla necessità proprio di garantire prevenzione, preparazione, sorveglianza e risposta alle minacce sanitarie transfrontaliere.


Da questa pandemia, conclude l’eperto Oms, “non ci si salva da soli, ma insieme, in una logica solidaristica e partecipativa, di condivisione del vaccino come bene pubblico globale, come molto giustamente detto non solo dal mio direttore generale”, Tedros Adhanom Ghebreyesus, “ma anche e soprattutto dal Papa”.

Fonte: Adnkronos Salute

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