Covid: Salutequità, ‘in 2020 meno visite e controlli, rilanciare piano cronicità’

Nel 2020, secondo il rapporto annuale 2021 dell’Istat, le visite specialistiche di controllo o prime visite, per impostare un eventuale piano diagnostico terapeutico, si sono ridotte in generale di quasi un terzo, con punte massime del 65% in Basilicata, 53% Valle d’Aosta, 50% Marche e nessuna regione con percentuali inferiori al 20%. Per la Corte dei Conti, anche i ricoveri per la gestione del paziente cronico con più patologie e fragilità hanno visto una forte contrazione. “Ora il Servizio sanitario nazionale può e deve fare di più per le persone con cronicità, accelerando con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, trasformando in realtà e in tutte le regioni le Case della comunità, gli ospedali di comunità e l’assistenza domiciliare integrata (Adi)”. Lo afferma Tonino Aceti, presidente di Salutequità che, durante l’audizione presso l’Intergruppo parlamentare sulle cronicità, ha presentato dati e avanzato proposte.


Tra il 2010 e il 2018, ricorda, “è aumentato il numero di persone trattate in assistenza domiciliare integrata, ma si sono ridotte le ore destinate a ciascun caso. Ad incidere sono anni di blocco del turnover del personale sanitario, che, sempre tra il 2010 e il 2018, ha comportato una riduzione di 42.000 unità, di cui 5.500 medici e circa 8.000 infermieri. I percorsi diagnostico terapeutici assistenziali rimangono spesso ancora sulla carta e le differenze sul territorio nazionale sono rilevanti, perché ad arrancare c’è anche l’informatizzazione del Ssn con un fascicolo sanitario elettronico che viaggia nelle regioni a velocità troppo differente: si passa dal 100% di cittadini che in Sardegna hanno attivato il fascicolo (secondo trimestre 2021), al 99% in Lombardia al 2% Molise, mentre quelli che lo hanno utilizzato negli ultimi 90 giorni oscillano dal 100% della Sardegna al 6% della Sicilia”.


E ancora. “A pesare come un macigno sulla presa in carico delle persone con cronicità – sottolinea Aceti – c’è la mancata attuazione, in molte regioni, del Piano nazionale della cronicità approvato ormai quasi 5 anni fa. Recepito formalmente da tutte le Regioni, solo poche ne hanno messo a terra le attività previste”.


Ora, con il Pnrr serve passare ai fatti – esorta Aceti – rendendo reali Case della comunità, ospedali di comunità e Adi. “Per realizzare tutto questo – precisa – bisogna però rilanciare il distretto sanitario, integrare sanità e sociale, varare gli standard dell’assistenza socio-sanitaria territoriale, gli standard del personale e definire il modello operativo di interazione/collaborazione tra i diversi professionisti sanitari (ruoli, funzioni, responsabilità), rispetto ai quali continua ad esserci anche il tema delle carenze. Contestualmente va rilanciato il Piano nazionale della cronicità che deve tornare all’ordine del giorno dei lavori ripresi sul Patto per la Salute tra Governo e Regioni, deve essere finanziato con risorse vincolate e attuato realmente in tutte le regioni, riconoscendo la sua implementazione come un vero e proprio adempimento lea”.


Il Piano, infine, “dovrebbe essere attualizzato con le innovazioni positive introdotte con i decreti emergenziali (infermiere famiglia, assistenti sociali, psicologi, telemedicina) – conclude il presidente di Salutequità – e dovrebbe riconoscere e affrontare anche altre patologie come la psoriasi, l’asma anche nell’adulto e in tutte le condizioni di gravità, la sclerosi multipla, la poliposi nasale.”.


Fonte: Adnkronos Salute

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