Danni renali critici: dialisi precoce non migliora gli esiti

I pazienti critici con gravi nefropatie acute sottoposti a dialisi appena possibile dopo il riscontro dei criteri di candidatura non vanno incontro ad alcuna riduzione del rischio di mortalità a 90 giorni rispetto ai pazienti in cui la dialisi è scoraggiata, come emerge dallo studio STARRT-AKI, che ha coinvolto 168 ospedali di 15 nazioni.

Introdurre la dialisi troppo in fretta potrebbe significare che questo costoso trattamento potrebbe essere impiegato nei pazienti che sarebbero invece sopravvissuti ed avrebbero recuperato la funzionalità renale, come affermato dall’autore Martin Gallagher del the George Institute australiano.

Lo studio conferisce al medico la certezza che, nei pazienti con nefropatie acute in cui la dialisi è appropriata ma non urgente, attendere per introdurla è probabilmente sicuro e riduce la necessità di questo valido ma invasivo trattamento. 

Il fatto che un maggior numero dei sopravvissuti assegnati alla strategia accelerata sia rimasto dipendente dalla dialisi a distanza di 90 giorni rispetto a quanto osservato con la strategia standard suggerisce che una maggiore esposizione alla terapia nefrosostitutiva possa compromettere la riparazione renale ed il ritorno alla funzionalità renale endogena, anche se i due trattamenti non comportano differenze in termini di qualità della vita.

I ricercatori affermano che il presente studio chiarisce un dilemma clinico di vecchia data riguardante la strategia terapeutica per i pazienti critici con nefropatie caute che non presentano complicazioni conclamate che richiederebbero l’introduzione immediata della terapia nefrosostitutiva.

Uno studio come questo, svolto su un ampio numero di pazienti da diverse nazioni e su diversi contesti ospedalieri, fornisce un certo grado di confidenza nel fatto che potrebbe essere opportuno adottato un approccio terapeutico maggiormente conservativo. 

Fonte: N Engl J Med online 2020

IT-NON-02741-W-07/2022