Demenza: risposta al dolore amplificata, forse per cambiamenti strutturali nelle aree prefrontali

Secondo un nuovo studio pubblicato su Neurobiology of Aging, una perdita del funzionamento inibitorio del dolore causata da cambiamenti strutturali nelle aree prefrontali potrebbe essere uno dei meccanismi alla base dell’amplificazione delle risposte al dolore che si presenta in individui con un deterioramento cognitivo correlato alla demenza.


“La ricerca sperimentale sul dolore ha dimostrato che l’elaborazione del dolore stesso sembra essere aumentata nella demenza. Non è chiaro quali cambiamenti neuropatologici siano alla base di questa alterazione”, spiega Steffie Bunk, della University of Groningen, in Olanda, prima autrice del lavoro.


I ricercatori hanno esaminato se le differenze nella sensibilità al dolore da pressione e nell’inibizione del dolore endogeno (modulazione del dolore condizionato (CPM)) tra individui con un deterioramento cognitivo correlato alla demenza (n = 23) e controlli sani (n = 35) fossero collegate alla neurodegenerazione che accompagna la demenza.


Il dolore è stato valutato tramite valutazioni di autovalutazione e analizzando l’espressione della faccia, utilizzando un sistema di codifica dell’azione facciale.


Gli esperti hanno scoperto che gli individui con deficit cognitivo mostravano una diminuzione dell’inibizione CPM valutata per mezzo delle risposte facciali rispetto ai controlli sani, riduzione che è stata mediata dalla diminuzione del volume della materia grigia nella corteccia orbitofrontale mediale e anteriore del cingolo nel gruppo di pazienti.


“Il nostro studio conferma i precedenti risultati che mostravano un’elaborazione del dolore intensificata nella demenza quando il dolore viene valutato utilizzando risposte non verbali”, concludono gli autori.


Fonte: Neurobiology of Aging