Diabete: alcune sostanze nelle lacrime utili per il monitoraggio

La misurazione dell’albumina glicata (GA) nelle lacrime, potrebbe rappresentare in futuro un metodo per monitorare la glicemia in modo non invasivo nei soggetti diabetici. Ciò emerge da uno studio condotto su 100 soggetti da Masakazu Aihara dell’università di Tokyo, secondo cui in Giappone i livelli di GA nel sangue vengono misurati su vasta scala nella pratica clinica.

Si tratta di un biomarcatore che riflette il livello glicemico medio nell’arco di 2 settimane come la fruttosamina, il che lo potrebbe rendere migliore per il rilevamento di cambiamenti precoci nella glicemia rispetto all’HbA1c, che riflette cambiamenti glicemici nei 2-3 mesi precedenti.
Alcuni studi hanno dimostrato che i livelli glicemici possono essere misurati in campioni di lacrime, e che i livelli di glucosio nelle lacrime è correlato con quello ematico.

Investigando potenziali marcatori non invasivi per il diabete, i ricercatori hanno riscontrato che le lacrime contengono albumina, e sulla base di ciò hanno supposto che la GA potrebbe essere misurata proprio nelle lacrime.

Dato che i livelli di GA nel sangue vengono impiegati clinicamente per tutti i tipi di diabete, quelli nelle lacrime probabilmente saranno altrettanto utili, e sarà utile indagare gli effetti della ricezione del trattamento in base ai livelli di GA nelle lacrime.

I ricercatori vorrebbero anche ottimizzare il meccanismo di raccolta dei campioni e ridurre il volume di lacrime necessario per l’analisi.
Le lacrime vengono raccolte in goccioline e ne sono necessari almeno 100 ml per la misurazione. Al momento è difficile valutare i pazienti con xeroftalmia in quanto non è possibile raccogliere abbastanza lacrime da loro, ma la quantità necessaria diminuirà in futuro.

I ricercatori prevedono anche di esaminare le condizioni della cromatografia liquida e della spettrometria di massa in modo da migliorare la correlazione con la GA presente nel sangue.

Questi dispositivi costituiscono un equipaggiamento voluminoso in laboratori, e quindi sarebbe auspicabile sviluppare un dispositivo che possa essere usato nello studio del medico o a domicilio. 

Fonte: EASD 2020

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