Diagnosi di reflusso gastroesofageo: modalità attuali ed emergenti

Il reflusso gastroesofageo è una patologia comune caratterizzata da sintomi problematici o lesioni mucosali esofagee attribuite ad un’eccessiva esposizione dell’esofago agli acidi.

Per il reflusso sono responsabili vari meccanismi fisiopatologici, fra cui deficit della peristalsi esofagea e difetti anatomici o fisiologici a livello della giunzione gastroesofagea.

L’endoscopia identifica le complicazioni del reflusso e rileva potenziali diagnosi alternative, ma se i sintomi persistono nonostante la terapia con PPI, i test funzionali esofagei risultano utili per caratterizzare il carico del reflusso e definire il profilo associativo dei sintomi stessi.

Il monitoraggio ambulatoriale del pH e l’esame dell’impedenza che misura i tempi di esposizione agli acidi nelle 24 ore, rappresentano i parametri relativi al reflusso maggiormente riproducibili e sono in grado di predire la risposta alla terapia antireflusso.

A parte l’identificazione delle disfuzioni peristaltiche, la manometria esofagea ad alta risoluzione definisce la morfologia e il vigore contrattile della giunzione gastroesofagea.

I nuovi parametri ottenuti dal monitoraggio dell’impedenza comprendono l’indice di onda peristaltica post-reflusso indotta dalla deglutizione e l’impedenza notturna media di base, che incrementano la valenza diagnostica del test dell’impedenza.
L’impedenza mucosale può essere registrata anche mediante una sonda inserita tramite un gastroscopio, oppure tramite un nuovo catetere a palloncino con una gamma di elettrodi inserito a seguito di un’endoscopia sotto sedazione.

I più recenti sviluppi nei test esofagei funzionali definiscono il fenotipo del reflusso sulla base di patogenesi, esposizione al reflusso, disordini strutturali o della motilità e carico sintomatologico, facilitando un trattamento appropriato. 

Fonte: Ann N Y Acad Sci online 2020