Diagnosi incompleta di epatite C: come “ricatturare” il paziente

I test anticorpali per l’Hcv sono stati effettuati sin dagli anni ’90, per quanto la determinazione dell’Hcv RNA, considerata sinonimo della carica virale, non sia stata sempre effettuata.

Alcuni di questi pazienti possono presentare infezione attiva e non esserne a conoscenza. Un recente studio ha descritto una procedura per catturare questi soggetti e completare la loro diagnosi.

Sono stati individuati mediante risultati di test storici 289 soggetti anti-Hcv-positivi nei quali l’infezione attiva non era stata esclusa. Due di essi erano positivi all’Hiv, e 6 erano già deceduti.

Ai medici di base è stato chiesto di valutare i restanti 281 soggetti. Entro la fine del 2019 è stato effettuato un nuovo test ematico in 187 pazienti, mentre il 5% ha deciso di non effettuarlo, il 4,5% lo ha effettuato fuori sede, il 3% non è stato contattato e il 2% non è stato giustificato: ne rimaneva quindi da contattare il 19%.

Nei 187 pazienti valutati, l’infezione attiva è stata confermata in 52 casi, mentre il 40% erano falsi positivi, e il 31% presentava livelli non rilevabili di Hcv RNA.

Per quanto riguarda i 52 pazienti con infezione attiva, 24 avevano già iniziato la terapia antivirale e 3 sono stati ricoverati per cirrosi scompensata, di cui uno successivamente è deceduto.

La strategia proposta per ricatturare i soggetti con una diagnosi incompleta di infezione da Hcv è dunque risultata efficace nel rilevare infezioni attive e nella successiva introduzione della terapia antivirale. 

Fonte: Rev Exp Enferm Dig online 2020

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