Dialisi: ferro ad alte dosi protegge i pazienti dall’infarto

Il trattamento proattivo con ferro ad alte dosi per via endovenosa riduce il rischio di infarto miocardico arteriosclerotico classico nei pazienti in dialisi, ma non protegge invece dagli squilibri acuti fra apporto e richiesta di ossigeno nel miocardio senza aterotrombosi.

Questi dati derivano da una nuova analisi dei risultati dello studio PIVOTAL, condotta dal Patrick Mark dell’Università di Glasgow, secondo cui le coronaropatie sono altamente prevalenti nei pazienti con nefropatie croniche ed in quelli sotto emodialisi, ma i dati sulla frequenza degli infarti in questi pazienti sono sorprendentemente scarsi, come anche quelli sul tipo di infarto che colpisce questi pazienti e sul significato clinico di questi eventi.

Lo studio rivela che gli infarti di tipo 1 sono 2,5 volte più comuni rispetto a quelli di tipo 2 in questi pazienti, e i non-STEMI sono molto più comuni degli STEMI, ma il ferro ad alte dosi comporta una significativa riduzione degli infarti sia complessivi che non fatali.

Se un paziente in dialisi va incontro ad un infarto, il suo tasso di mortalità nell’anno susseguente è tristemente elevato, dato anche che il tasso medio di mortalità annua dei pazienti in dialisi è del 20% circa.

E’ possibile che il ferro porti ad una crescita rapida dell’emoglobina, determinando un miglioramento dell’apporto di ossigeno al miocardio, oppure che il ferro ad alte dosi diminuisca la necessità di agenti eritrostimolanti, ottenendo ugualmente effetti benefici.

Gli agenti eritrostimolanti sono stati associati ad un incremento del rischio di eventi cardiovascolari nei pazienti con nefropatie croniche, ed è quindi plausibile che un minor dosaggio di questi agenti sia associato ad un minor rischio di infarto.

Dato che ampi studi clinici hanno dimostrato che le statine non garantiscono la prevenzione primaria o secondaria degli eventi cardiovascolari, vale la pena considerare il fatto che il ferro ad alte dosi sia una delle poche terapie in grado di ridurre realmente gli infarti nei pazienti sotto dialisi di mantenimento.

In passato alcuni studi osservazionali hanno suggerito che il ferro ad alte dosi per via endovenosa possa avere effetti negativi nei pazienti in dialisi, e non sussistevano buone evidenze a supporto di questa pratica ma il presente studio è coerente con l’idea che essa migliori il profilo cardiovascolare di questi pazienti.

L’effetto protettivo osservato nello studio è probabilmente correlato a benefici diretti per la funzionalità dei cardiomiociti, basati sul miglioramento dello sfruttamento energetico.

Negli USA i pazienti in dialisi vengono già trattati con ferro ad alte dosi per via endovenosa, mentre in Italia molti pazienti in dialisi non ricevono un apporto di ferro adeguato.

Era quindi necessario uno studio del genere per giustificare le terapie basate sul ferro anche nei nostri pazienti in dialisi. 

Fonte: European Renal Association–European Dialysis and Transplant Association (ERA-EDTA)

IT-NON-02471-W-06/2022