Dipendenza alcol: allenare il subconscio riduce il tasso di ricadute

“Allenare” il cervello potrebbe aiutare le persone che hanno avuto una dipendenza dall’alcol a prevenire le ricadute. Uno studio australiano pubblicato dalla rivista JAMA Psychiatry suggerisce che la modifica del bias cognitivo (CBM – Cognitive Bias Modification), permetta di ridurre le ricadute del 17%.

Le persone che bevono abitualmente hanno una sorta di “pregiudizio cognitivo”, che le spinge a cercare alcolici nel momento in cui si trovano di fronte a situazioni, luoghi, odori, che inconsciamente ricordano loro di bere. Quando questi segnali diventano meno attraenti e meno gratificanti, il subconscio esercita un potere più debole sul comportamento e il cervello cosciente acquisisce un maggiore controllo del processo decisionale.

Prevenire le ricadute nel periodo successivo alla disintossicazione è molto importante ma anche molto complesso, come spiega la professoressa Victoria Manning, prima autrice dello studio. “Spesso, le persone che vogliono smettere di bere sperimentano una sorta di conflitto interno: sanno che è importante non bere, ma allo stesso tempo desiderano davvero farlo”. Il cervello cosciente si concentra sui benefici del non bere – risparmio di denaro, dormire meglio, una salute migliore, relazioni migliori – e si focalizza su cose positive e più sane da fare. Il subconscio d’altra parte spinge a bere un altro bicchiere, e spesso vince la battaglia.

Lo studio clinico randomizzato, in doppio cieco, in parallelo, ha coinvolto più di 250 soggetti che erano in cura in quattro residenze per il trattamento di astinenza da alcol e droghe nell’area metropolitana di Melbourne, in Australia. Alcuni sono stati sottoposti a 4 sessioni giornaliere, consecutive, di modifica del bias cognitivo, progettate per ridurre il “pregiudizio cognitivo”, altri invece sono stati sottoposti ad un allenamento fittizio (il gruppo di controllo). I ricercatori hanno poi osservato i risultati delle sessioni a 14 giorni dalla dimissione ospedaliera. Prendendo in considerazione solo coloro che avevano completato 4 sessioni di formazione e il follow-up, la differenza nel tasso di astinenza a 14 giorni tra i due gruppi era del 17%.

Un risultato molto incoraggiante: “si tratta di sessioni facili da implementare, richiedono solo un computer e un joystick, quindi secondo noi la CBM dovrebbe diventare un intervento di routine durante il ritiro ospedaliero”, commenta Manning.

Gli scienziati stanno ora esaminando la fattibilità e l’efficacia di un’app di CBM (SWiPE) che hanno da poco messo a punto per ridurre il consumo di alcol.

Fonte: JAMA Psychiatry