Disagio mentale e pandemia: i dati dell’assistenza telefonica

La salute mentale, troppo spesso trascurata, è una componente essenziale della salute pubblica, e la pandemia da Covid-19 ce lo ha ricordato. Numerosi studi hanno riportato un aumento di sintomi depressivi, da stress, un aumento dell’ansia e dell’incertezza, nel corso degli ultimi quasi due anni.


In genere i problemi mentali o comunque i sintomi ad essi associati vengono monitorati attraverso questionari. Di recente, i ricercatori dell’Università di Losanna, in Svizzera, in collaborazione con gli scienziati dell’Università di Freiburg, in Germania, hanno valutato la salute pubblica in tempo di Covid-19, attraverso l’analisi delle telefonate ricevute dalle linee di assistenza psicologica. I risultati sono stati pubblicati dalla rivista Nature.


Gli autori hanno raccolto i dati di 8 milioni di chiamate, in 19 Paesi diversi. Si sono concentrati sui problemi legati alla crisi pandemica. Il volume delle chiamate ha raggiunto il picco sei settimane dopo l’inizio dell’epidemia, arrivando a un 35% in più rispetto ai livelli pre-pandemia. L’aumento è stato determinato principalmente dalla paura (compresa la paura dell’infezione), dalla solitudine e, più tardi, nel corso della pandemia, dalle preoccupazioni per la salute fisica. I problemi relazionali, i problemi economici, la violenza e gli intenti suicidari, tuttavia, erano meno diffusi rispetto a prima della pandemia. Ciò si è verificato durante tutte le ondate di Covid-19.


“I problemi legati direttamente alla pandemia sembrano quindi aver sostituito, anziché esacerbare, le ansie sottostanti”, commentano gli autori. Nel momento in cui le misure di contenimento del virus sono diventate più rigorose sono anche aumentate le chiamate relative al pensiero di togliersi la vita. Il numero di queste telefonate è però diminuito nel momento in cui gli Stati hanno garantito un sostegno economico.


Fonte: Nature

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