Disturbo bipolare: il contributo della psicoterapia in aggiunta ai farmaci

In aggiunta alla farmacoterapia, sono stati valutati diversi protocolli di psicoterapia per i pazienti con disturbo bipolare. Un gruppo internazionale di ricercatori ha confrontato i diversi approcci per capire quale riducesse maggiormente le recidive e stabilizzasse i sintomi. Lo studio è stato pubblicato dalla rivista JAMA.


Gli scienziati hanno selezionato 39 studi clinici randomizzati, per un totale di 3.863 partecipanti che confrontavano la farmacoterapia più psicoterapia (che poteva essere una terapia cognitivo comportamentale, una terapia familiare o di coppia, una terapia interpersonale o psicoeducativa) con la farmacoterapia più un intervento di controllo (come la terapia di supporto) per i pazienti con disturbo bipolare.


“La psicoeducazione con pratica guidata delle abilità di gestione della malattia in un contesto familiare o di gruppo”, scrivono gli autori, “è stata associata alla riduzione delle recidive rispetto alle stesse strategie in un contesto individuale”. In particolare modo la terapia cognitivo comportamentale ma anche la terapia familiare o di coppia e la psicoterapia interpersonale erano associate a una maggiore stabilizzazione dei sintomi depressivi rispetto al controllo.


Questi risultati, secondo gli autori, forniscono prove sufficienti per concludere che “i sistemi sanitari dovrebbero offrire combinazioni di farmacoterapia e psicoterapia basate sull’evidenza ai pazienti ambulatoriali con disturbo bipolare”. E concludono: “La diffusa disponibilità di psicoterapie basate sull’evidenza per il disturbo bipolare nell’assistenza di comunità dipenderà dallo sviluppo di metodi su larga scala per diffondere la formazione dei medici e monitorare la fedeltà al trattamento”. Secondo gli autori questi obiettivi possono essere raggiunti con studi sistematici di telemedicina e psicoterapia a distanza e valutando le combinazioni terapeutiche più efficaci in base alle caratteristiche del paziente.


Fonte: JAMA