Dolore neuropatico diabetico e anomalie bioenergetiche cerebrali

Alcune anomalie dell’attività mitocondrale nelle aree del cervello deputate alla processazione del dolore potrebbero spiegare come mai alcuni soggetti con diabete di tipo 2 sviluppino neuropatie periferiche dolorose mentre altri non lo fanno.

E’ stato osservato un maggior rapporto ATP/PCr a livello della corteccia somatosensoriale e del talamo di destra nei soggetti con neuropatie periferiche dolorose (DPN), e ciò era in correlazione con l’intensità dei sintomi misurata alle scale NPSI e DN4.

Ciò suggerisce che le alterazioni dei tassi di metaboliti del fosforo nel cervello possano servire da biomarcatori per la DPN. Come affermato da Gordon Sloan del Royal Hallamshire Hospital di Sheffield, autore di uno studio condotto su 55 pazienti, di norma il rapporto ATP/Cr rimane inalterato.

La DPN interessa circa un quarto dei pazienti con diabete di tipo 2, ma i trattamenti rimangono inadeguati, e sfortunatamente meno di un terzo dei pazienti riceve un sollievo dal dolore non inferiore al 30% con i trattamenti attuali.

In ultima analisi, la mancata comprensione della fisiopatologia di questa condizione rappresenta un chiaro razionale per indagare ulteriormente il meccanismo alla base della malattia e per scoprire nuovi target terapeutici.
Il talamo e la corteccia somatosensoriale primaria sono due aree chiave del cervello coinvolte nella percezione degli stimoli dolorosi. Il talamo riceve la maggior parte degli impulsi sensoriali lenti da parte del sistema nervoso periferico, modulandoli e processandoli per affidare il segnale al resto della matrice del dolore, che comprende la corteccia somatosensoriale in cui queste sensazioni vengono interpretate e localizzate.

Alcuni studi radiologici precedenti degli stessi autori hanno dimostrato la presenza di alterazioni nella funzionalità di entrambe le aree cerebrali nei soggetti con DPN e più in generale nei soggetti con diabete di tipo 2, e nel presente studio sono stati misurati i tassi dei livelli di fosfati ad alta energia, che rappresentano un’immagine indiretta dell’equilibrio fra generazione energetica, riserva e sfruttamento dell’energia nel cervello.

I ricercatori ipotizzano che quanto riscontrato nello studio sia suggestivo di un incremento della richiesta energetica nelle regioni della percezione del dolore, dovuto ad un incremento dell’attività neuronale.
I risultati dello studio aggiungono ulteriori evidenze a supporto del fatto che alterazioni cerebrali svolgano un ruolo chiave nella generazione e nel mantenimento delle DPN dolorose. 

Fonte; EASD 2020

IT-NON-03191-W-10/2022