Donatori Hcv-positivi e trapianto di cuore: problemi ed opportunità

Con la crescente necessità di donazioni di cuore e l’allungarsi delle liste d’attesa per i trapianti, sussiste un crescente interesse nell’espansione del pool dei donatori riconsiderando i candidati precedentemente esclusi.

Si è verificato un incremento nella disponibilità di organi solidi per via dei decessi da overdose di droghe nel contesto della recente epidemia di oppioidi, ma questi donatori spesso presentano infezioni trasmissibili come l’epatite C.

E’ stata dunque condotta una revisione della letteratura per discutere le difficoltà associate al trapianto cardiaco da donatori con Hcv e i recenti progressi che stanno rendendo possibile l’uso di questi organi.

Con la produzione e l’uso diffuso di test degli acidi nucleici (NAT), la possibilità di distinguere donatori viremici da soggetti che hanno eliminato il virus è divenuta una realtà.

Inoltre con la comparsa degli agenti antivirali diretti sussiste un incremento dei dati che dimostrano gli esiti a breve termine e il successo del trattamento dell’epatite nei soggetti che ricevono cuori da donatori viremici.

Con la comparsa di tecniche per distinguere lo status infettivo da Hcv nei donatori e di trattamenti di successo, la percentuale di cuori donati Hcv-positivi sta aumentando.

Un certo numero di studi che illustrano il successo di trapianti d’organo positivi all’Hcv sta presentando una nuova e promettente strada per la provisione di organi essenziali per rispondere alla richiesta incrementale di donazioni di cuore. 

Fonte: Curr Heart Fail Rep online 2020

IT-NON-02354-W-06/2022