Emoglobinopatie: un nuovo vettore per le terapie geniche

I ricercatori del Children’s Hospital of Philadelphia hanno sviluppato un nuovo vettore per le terapie geniche destinate al trattamento delle malattie del sangue, come l’anemia falciforme e la beta talassemia. Lo studio è stato pubblicato dalla rivista Molecular Therapy.


Il vettore permette di fornire alle cellule copie funzionali del gene dell’emoglobina. Rispetto ai vettori attualmente esistenti, riportano gli scienziati, permette di produrre più emoglobina con una dose inferiore di farmaco, riducendo il rischio di effetti collaterali.


Ciò implica, secondo la prima autrice dello studio, Laura Breda, “molti potenziali benefici per il trattamento dei pazienti affetti da emoglobinopatie come l’anemia falciforme e la beta-talassemia: una migliore risposta alla dose, una possibilità ridotta di espansione clonale e tumorigenesi, un costo ridotto della terapia e un necessità potenzialmente ridotta di chemioterapia o radiazioni prima di iniziare la terapia genica”.

Al fine di ridurre gli effetti collaterali indesiderati e aumentare l’efficacia della terapia genica per queste condizioni, i ricercatori hanno sviluppato il loro vettore utilizzando un lentivirus ingegnerizzato in modo diverso rispetto a quanto fatto fin ora.


I vettori lentivirali attualmente in uso contengono tutti il gene della beta-globina umana insieme al suo promotore; tre siti ipersensibili importanti per la trascrizione genica e una versione troncata dell’introne 2, che non codifica per le proteine.

I ricercatori del Children’s Hospital of Philadelphia hanno ipotizzato che includere l’intero introne e altri elementi genomici che promuovono l’espressione uniforme del gene della beta-globina, avrebbe migliorato l’espressione della beta-globina. Sulla base di questa ipotesi, il team ha generato cinque nuovi vettori lentivirali combinando diversi elementi genomici aggiuntivi.

Come punto di riferimento, hanno anche generato tre vettori simili a quelli che sono già stati utilizzati negli studi clinici.


Attraverso una varietà di approcci di screening in vitro e in vivo (sui topi), i ricercatori hanno scoperto che uno dei loro vettori, ALS20, esprimeva livelli di emoglobina transgenica significativamente più alti rispetto ad altri vettori attualmente utilizzati per trattare le beta-globinopatie.

Rispetto ai tre vettori di riferimento, ALS20 ha prodotto il 157%, l’84% e il 40% in più di emoglobina adulta. L’impatto clinico sui pazienti, specialmente su quelli che richiedono una maggiore produzione di emoglobina per diventare indipendenti dalla trasfusione, sarebbe significativo.


ALS20 permette anche una maggiore produzione di emoglobina con una dose inferiore di farmaco, cosa che potrebbe ridurre la necessità di mieloablazione e possibilmente consentire metodi di somministrazione in vivo. Le particelle virali ALS20 non contenevano sottoprodotti di Rna indesiderati e i topi trattati mostravano una fisiologia normale senza disturbi proliferativi o formazioni cancerose rispetto ai controlli


Fonte: Molecular Therapy

IT-NON-03893-W-02/2023