Emorragia intracerebrale spontanea e gestione chirurgica

L’emorragia intracerebrale spontanea è una malattia devastante, che rappresenta dal 10 al 15% di tutti i tipi di ictus. Tuttavia, è associata a tassi sproporzionalmente più elevati di mortalità e disabilità.

Nonostante i significativi progressi nella gestione acuta di questi pazienti, la gestione chirurgica ideale deve ancora essere determinata.

In un recente articolo pubblicato sul Journal of Critical Care sono state esaminate le prove cliniche dell’evacuazione chirurgica dell’ematoma e il suo ruolo per ridurre la mortalità e migliorare gli esiti  funzionali a lungo termine dopo un’emorragia intracerebrale spontanea.

Il drenaggio chirurgico dell’ematoma ha molti benefici teorici, come la prevenzione dell’effetto massa e dell’ernia cerebrale, la riduzione della pressione intracranica e la diminuzione dell’eccitotossicità e della neurotossicità dei prodotti ematici.

Sono state prese in considerazione diverse tecniche chirurgiche, come la craniotomia a cielo aperto, la craniectomia decompressiva, la neuroendoscopia e l’evacuazione mininvasiva con catetere  seguita da trombolisi.

La craniotomia a cielo aperto è l’approccio più studiato in questo scenario clinico; il primo studio di controllo randomizzato risale ai primi anni ’60. Da allora, sono state pubblicate un gran numero di ricerche, che includevano due grandi studi clinici multicentrici, multinazionali e randomizzati.

Questi studi, The International Surgical Trial in Intracerebral Hemorrhage (STICH), e STICH II non hanno mostrato alcun beneficio clinico dall’evacuazione chirurgica precoce dell’ematoma intraparenchimale in pazienti con emorragia sopratentoriale spontanea rispetto alla migliore gestione medica più un intervento chirurgico ritardato, se necessario.

Tuttavia, i risultati degli studi STICH potrebbero non essere generalizzabili, a causa degli alti tassi di crossover dei pazienti dalla gestione medica al gruppo chirurgico. Senza queste alte percentuali di crossover, i tassi di esito sfavorevole e di morte con una gestione conservatrice sarebbero stati più alti.

Inoltre, i pazienti in coma e i pazienti a rischio di erniazione cerebrale non sono stati inclusi. In questi casi, l’intervento chirurgico può essere salvavita, il che ha impedito a quei pazienti di essere arruolati.

Fonte: Journal of Critical Care

IT-NON-03651-W-01/2023