Epatite autoimmune acuta: prognosi a breve termine

La presentazione dell’epatite autoimmune può differire da forme non acute a forme acute con ittero sino a giungere a forme acute gravi con ittero e coagulopatie.

E’ stato dunque condotto uno studio allo scopo di valutare la prognosi a breve termine delle diverse presentazioni dell’epatite autoimmune e l’influenza del miglioramento della funzionalità epatica sulla prognosi a breve termine.

Sono stati presi in considerazione 81 pazienti, di cui 17 presentati con epatite autoimmune acuta e 14 con epatite autoimmune acuta grave.Dopo l’introduzione della terapia immunosoppressiva bilirubina, albumina ed INR si sono normalizzati rispettivamente nel 70%, 77% e 69% nell’arco di 2,6 mesi, 3 mesi e 4 settimane nei pazienti con epatite autoimmune acuta ed acuta grave.

Il tasso di sopravvivenza libera da trapianto di fegato è stato del 100% nelle epatiti autoimmuni non acute, del 94% in quelle acute e del 57% in quelle acute gravi dopo 12 mesi dalla diagnosi.

L’incremento dell’INR o della bilirubina dopo 2 settimane rappresenta il miglior fattore predittivo per la necessità di un trapianto di fegato entro 12 mesi.L’epatite autoimmune acuta era dunque presente nel 21% dei pazienti, e quella acuta grave nel 17% di essi.

Nella maggior parte dei casi bilirubina, albumina ed INR si sono normalizzati nei primi mesi di trattamento. Il deterioramento della funzionalità epatica dopo 2 settimane di trattamento dovrebbe condurre ad una rapida valutazione per il trapianto di fegato ed alla considerazione di terapie di seconda linea. 

Fonte: Liver Transpl online 2020

IT-NON-03086-W-10/2022