Epilessia: chirurgia nell’infanzia connessa a migliori esiti lavorativi

Sottoporsi ad un intervento chirurgico per l’epilessia durante l’infanzia è associato a maggiori tassi d’impiego rispetto al sottoporvisi in età adulta, specialmente nei soggetti il cui QI è nel range di normalità e che rimangono liberi da attacchi tonico-clonici.

Lo suggerisce uno studio osservazionale condotto su 203 pazienti da Jasper Reinholdson dell’università di Goteborg il cui precedente studio condotto su pazienti operati in età adulta, ha riscontrato che non tutti i pazienti liberi da attacchi epilettici riescono a tornare sul posto di lavoro dopo l’intervento, e che un’età più giovanile predice migliori esiti lavorativi.
Potrebbe sussistere una riluttanza da parte dei medici ad indirizzare i pazienti ad un intervento chirurgico per l’epilessia, e potrebbe sussistere anche una corrispondente esitazione in bambini e genitori ad optare in ultima analisi per una procedura chirurgica.

I ricercatori pertanto presumono che il presente studio risulti utile per consigliare pazienti e genitori. I medici dovrebbero prendere in considerazione precocemente l’indirizzamento alla valutazione prechirurgica dei bambini con epilessia farmaco-resistente.

Alcuni temono che l’intervento possa influenzare lo sviluppo intellettivo, ma la maggior parte degli specialisti dell’epilessia conviene sul fatto che ridurre il carico degli attacchi o curare del tutto l’epilessia sia l’opzione migliore per un bambino.

Esistono diversi tipi di intervento resettivi e non resettivi che possono adattarsi alla situazione di ciascun paziente. E’ possibile che prima venga raggiunta la libertà dagli attacchi epilettici, maggiore sia la possibilità di sviluppo futuro del paziente.

La chirurgia comunque è un passo importante per pazienti, famiglie e personale assistenziale, nonché per i medici curanti. Essa però offre una potenziale cura per l’epilessia ed i dati sull’impiego lavorativo sosterranno la causa della chirurgia contrastando anche le paure riguardanti la capacità funzionale dopo l’intervento.

Questi interventi comunque non sono scevri da rischi e pertanto, questa decisione dovrebbe essere presa di concerto con uno specialista ed in un centro d’eccellenza. Fra gli altri vantaggi dell’intervento, in ogni caso, figurano anche miglioramento dell’umore, maggiore volontà di ricercare ed intraprendere interazioni sociali e sostanziali riduzioni della cosiddetta morte improvvisa in epilessia (SUDEP).
Tutti questi miglioramenti interagiscono fra loro nel creare in definitiva un individuo più sano e felice. 

Fonte: Neurology online 2019, pubblicato il 3/12