Esofago di Barrett e potenziamento magnetico dello sfintere

Il reflusso gastroesofageo non trattato può portare ad esofago di Barrett e ad un incremento del rischio di adenocarcinoma esofageo. Il potenziamento sfinterico magnetico (MSA) rappresenta una modalità sicura ed efficace per il trattamento del reflusso. 

Alcune ricerche preliminari sugli esiti a breve termine a seguito di un MSA hanno dimostrato una significativa regressione dell’esofago di Barrett, e dunque erano necessarie nuove indagini per valutare gli effetti a lungo termine di questo trattamento.

E’ stata effettuata un’analisi retrospettiva su 87 pazienti con esofago di Barrett comprovato biopticamente sottoposti a MSA, per un periodo di monitoraggio medio di 2,35 anni.

Sette pazienti hanno iniziato con un esofago di Barrett di segmento lungo, 58 con una patologia di segmento corto e 22 con patologia di segmento ultracorto.All’interno del campione 74 pazienti sono stati sottoposti a biopsia post-operatoria, 7 dei quali hanno dimostrato miglioramenti nella metaplasia intestinale, e 45 hanno dimostrato una regressione completa.
Il test esatto di Fisher ha illustrato una significativa riduzione della lunghezza dell’esofago di Barrett dopo il mSA. Nessun paziente è progredito verso displasia o neoplasia.

E’ stata riscontrata infine una significativa riduzione nel punteggio Demeester medio dopo la chirurgia, da 34 a 13,7. Il MSA dunque ha ridotto l’esposizione esofagea agli acidi, e può portare alla riduzione o alla risoluzione dell’esofago di Barrett.

Questa strategia è inoltre efficace nella prevenzione della progressione della metaplasia verso displasia o neoplasia, ed i suoi effetti rimangono costanti anche a distanza di 2 anni. 

Fonte: Surg Endosc online 2020

IT-NON-03139-W-10/2022