Eutanasia: Ass. Luca Coscioni deposita quesito referendario in Cassazione

L’Associazione Luca Coscioni questa mattina ha depositato in Cassazione il quesito referendario per depenalizzare l’eutanasia in Italia, sulla base di quanto già stabilito in due occasioni dalla Corte costituzionale.


“Chiediamo l’abrogazione dell’articolo 579 del Codice penale – ha detto Filomena Gallo, leader dell’Associazione Luca Coscioni, fuori dalla Cassazione – Sono passati 15 anni e non si è fatto nulla nonostante una proposta di legge di iniziativa popolare che giace in Parlamento dal 2013. I malati chiedono di veder affermata la priorità libertà, non c’è più tempo. Oggi interveniamo con questo deposito per la legalizzazione dell’eutanasia. Ci sarà una raccolta firme nei mesi di luglio, agosto e settembre perché in base alle norme del nostro Paese possiamo depositare le firme entro il 30 settembre di quest’anno. Se non sarà rispettato questo termine, tra elezioni del presidente della Repubblica e nuova tornata elettorale, dovremo rimandare tutto al 2023. Devo dire – ha aggiunto Gallo – che in questi ultimi anni anche il mondo della politica si è interessato all’argomento. Vari parlamentari, tra cui il presidente Fico, si sono impegnati in questa lotta e auspichiamo che presto ci sia una vera e propria legge. Per ora, intervenendo sul Codice penale, di fatto manteniamo le tutele per le persone più fragili che non hanno il tempo di poter aspettare”. 


Presente anche Marco Cappato, uno dei volti più noti dell’associazione, che ha ribadito l’importanza del referendum. Cappato ha sottolineato che, in ogni caso, “in futuro sarà necessaria una vera e propria legge sul modello olandese”.


Oltre a Cappato, Gallo, Mina Welby, Marco Perduca e Rocco Berardo, presenti in Cassazione anche i rappresentanti del comitato promotore e i famigliari di chi ha vissuto da vicino il dramma delle proibizioni sulle scelte di fine vita, come Valeria Imbrogno, compagna di Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo, i genitori e la sorella di Luca Coscioni Anna, Rodolfo e Monica. Si tratta – spiegano i promotori – di un referendum parzialmente abrogativo dell’art. 579 c.p., sul cosiddetto omicidio del consenziente, l’unica fattispecie che nel nostro ordinamento assume un ruolo centrale nell’ambito delle scelte di fine vita, dal momento che non esiste una disciplina penale che proibisca in maniera espressa l’eutanasia. In assenza della menzione stessa del termine eutanasia nelle leggi italiane, la realizzazione di ciò che comunemente si intende per eutanasia attiva (sul modello olandese o belga) è impedita dal nostro ordinamento.


“È arrivato il momento di far decidere ai cittadini su un tema che i politici si sono rifiutati di affrontare – ha dichiarato Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – Sono passati quasi 8 anni da quando abbiamo depositato la proposta di legge per l’eutanasia legale, ma il Parlamento non l’ha discussa nemmeno per un minuto, nonostante le ripetute sollecitazioni della Corte costituzionale. Se non si interviene ora con il referendum, il problema sarà spazzato sotto il tappeto ancora per molti anni e noi non lo vogliamo permettere, per rispetto alle troppe persone costrette a subire condizioni di sofferenza insopportabile imposta dallo Stato italiano”. 


Fonte: Adnkronos Salute