Filtrare il caffè riduce il rischio di diabete

Uno studio svedese condotto su 298 pazienti suggerisce che bere caffè filtrato è associato ad un minor rischio a 10 anni di sviluppare diabete di tipo 2 rispetto all’astensione totale dal caffè.

Con il caffè filtrato nel filtro si impiegano soltanto chicchi di caffè finemente macinati, attraverso cui l’acqua passa liberamente, sia meccanicamente che manualmente.

Il caffè bollito invece si ricava da chicchi di caffè macinati grossolanamente, che vengono poi aggiunti direttamente all’acqua. Questo metodo include il caffè turco e quello greco, nonché le bevande basate sul caffè espresso, che sono più comuni nell’Europa meridionale.

La Svezia è fra le nazioni che consumano più caffè filtrato al mondo, ma presenta una consumazione elevata anche di caffè bollito, specialmente nelle grandi aree rurali settentrionali.
Negli USA, il caffè filtrato rappresenta la varietà più comune, mentre il caffè istantaneo è predominante nel Regno Unito.

Lo studio supporta un ruolo protettivo dell’assunzione abituale di caffè filtrato nei confronti dello sviluppo di diabete di tipo 2, come affermato dall’autore Lin Shi della Chambers University of Technology di Goteborg.

E’ stato riscontrato che i diterpeni, precedentemente associati al rischio di patologie cardiovascolari, sono altamente presenti nei consumatori di caffè bollito, ma non in quelli di caffè filtrato, e queste molecole potrebbero avere effetti negativi sul rischio di diabete, ma è stato dimostrato che esse vengono bloccate nella carta da filtro .

E’ comunque probabile che questi metaboliti dannosi siano ancora presenti nel caffè filtrato, a meno che non siano state prese misure apposite per rimuoverli.Secondo i ricercatori non è possibile trarre conclusioni definitive sugli altri metodi di preparazione del caffè, che comprendono anche l’espresso francese, il che richiede ulteriori indagini.

E’ necessario ricordare anche che i livelli di molecole pericolose dipendono da diversi fattori, fra cui tostatura e coltivazione, ed è difficile generalizzare a meno che non vengano analizzate varie miscele diverse.
Nonostante le differenze anche quantitative fra il consumo di caffè in Svezia e quello in altre nazioni, lo studio dimostra il potenziale dell’uso di biomarcatori metabolitici specifici per miscele di caffè come complemento alla tradizionale valutazione della dieta nello sviluppo del diabete, specialmente nei gruppi di pazienti in cui non sono disponibili dati sul consumo di diverse miscele di caffè.

I metaboliti identificati dovrebbero essere ulteriormente investigati come biomarcatori candidati dell’assunzione specifica di caffè filtrato o bollito negli studi futuri.Lo studio era di natura osservazionale, e quindi non ha dimostrato rapporti di causalità, e non era strutturato per investigare potenziali meccanismi biologici. 

Ciò nonostante si tratta di una ricerca che illustra il potenziale della metabolomica, non soltanto per cogliere i livelli di assunzione di alimenti e bevande specifici, ma anche nell’indagare gli effetti che questi elementi hanno sul metabolismo delle persone.
Secondo i ricercatori, ne potrebbero scaturire importanti informazioni sui meccanismi tramite i quali determinati alimenti influenzano il rischio di malattia. 

Fonte: J Inter Med online 2019

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