Filtrazione glomerulare sottostimata nei pazienti afroamericani?

La rimozione dell’appartenenza etnica dall’equazione raccomandata dalle linee guida per la stima della filtrazione glomerulare (EGFR) negli adulti porta ad una significativa sottostima negli afroamericani, come emerge da uno studio condotto su 8.254 soggetti.

L’autore Andrew Levey del Tufts Medical Center di Boston consiglia dunque di continuare a fare uso dell’equazione della creatinina CKD-EPI come primo test, con il coefficiente afroamericano per i pazienti che si auto-identificano come tali e senza tale coefficiente per gli altri o nel caso in cui la razza non sia specificata.

Alcuni esperti avevano suggerito la rimozione dell’appartenenza etnica dall’equazione in quanto essa è un costrutto più sociale che biologico, e le persone autodeterminano la propria appartenenza etnica in così tanti modi diversi che qualunque singola categorizzazione risulta carente.

Nei pazienti afro-americani però questa scelta potrebbe avere conseguenze impreviste e negative, come un trapianto precoce inappropriato o l’introduzione non necessaria della dialisi, la sovradiagnosi delle nefropatie terminali, la sovrastima dell’associazione del rischio di esiti negativi con la riduzione dell’EGFR, l’inadeguato dosaggio dei farmaci escreti tramite la filtrazione glomerulare e un accesso limitato  a test e trattamenti che richiedono un maggior livello di EGFR, compresa la donazione di un rene.

L’obiettivo dovrebbe consistere nel mantenere e migliorare l’accuratezza delle stime della filtrazione glomerulare ed evitare di svantaggiare qualunque gruppo etnico.

L’uso di ulteriori marcatori della filtrazione oltre alla creatinina, come la cistatina C, potrebbe consentire di fare minore affidamento sull’appartenenza etnica nella stima dell’EGFR senza perdere accuratezza.

In futuro infatti sarebbe preferibile evitare di basarsi sull’appartenenza etnica per la stima dell’EGFR. Come affermato da alcuni esperti, in realtà lo stesso concetto di EGFR è fondamentalmente sbagliato.

Una media infatti non può essere applicata ad un singolo individuo con alcun livello di confidenza ragionevole, e i medici del mondo sono stati vanamente irretiti dalla falsa semplicità offerta da questo indice. 

Fonte: JAMA Intern Med online 2020