Flavonoidi efficaci per la riduzione della pressione?

Un’elevata assunzione di flavonoidi con la dieta, elementi presenti negli alimenti di origine vegetale, è associata ad una significativa riduzione della pressione diastolica e sistolica. 

Questo dato, derivante da un’indagine condotta sul campione EPIC Norfolk, rinforza il messaggio secondo cui interventi basati sulla dieta, specialmente se incentrati sull’assunzione di frutta e verdura, possono avere effetti benefici sulla pressione, come affermato dall’autore Gunter Kuhnle dell’università di Reading.

Lo studio comunque non ha rivelato un’associazione statisticamente significativa fra biomarcatori di assunzione di flavanolo ed incidenza o mortalità delle patologie cardiovascolari.

I cosiddetti flavanoli rappresentano una delle principali classi di elementi bioattivi alimentari di comune riscontro nei frutti a pomo, ed in particolare nelle mele, nonché nelle bacche, nei derivati del cacao, nel vino rosso e nelle verdure a foglia larga, ma la loro miglior fonte rimane senza dubbio il thè.

Nello studio sono stati sviluppati due biomarcatori nutrizionali per stimare l’assunzione di flavanoli. Questi marcatori consentono di condurre indagini più rigorose ed obiettive sulle associazioni fra la reale assunzione di flavanoli e la salute su campioni osservazionali in proporzioni rilevanti per le popolazioni umane.

La riduzione della pressione derivante da un elevato apporto di flavanoli è simile a quella ottenuta con interventi dietetici come la dieta mediterranea, che enfatizza frutta e verdura freschi, oppure la dieta DASH.

I risultati dello studio dimostrano chiaramente la presenza di una correlazione inversa fra flavanoli e pressione, e contribuisce pertanto ai dati disponibili per l’investigazione di una correlazione causale.

Gli specifici meccanismi molecolari alla base degli effetti cardiovascolari dei flavanoli rimangono poco chiari, ma i ricercatori suggeriscono che i flavanoli possano influenzare la funzionalità immunitaria ed il rimodellamento della struttura vascolare.

E’ stata riscontrata solo una debole correlazione fra i risultati dei biomarcatori e l’assunzione alimentare autoriportata, il che supporta l’ipotesi secondo cui i dati riportati direttamente dal paziente non sono efficaci per sostanze come i flavanoli.

Sussiste infatti un’enorme variabilità nella composizione degli alimenti, come nel caso del thè, che può essere caratterizzato da un contenuto in flavanoli altamente variabile in base all’origine delle foglie di thè ed al modo in cui la bevanda è preparata.

Di contro i biomarcatori nutrizionali, che vengono valutati misurando la presenza sistemica delle sostanze alimentari o dei loro metaboliti, possono consentire una stima oggettiva ed accurata dell’assunzione, e non riflettono semplicemente le abitudini alimentari. 

Non è stata riscontrata alcuna correlazione significativa fra eventi cardiovascolari incidenti ed assunzione di flavanoli, il che può essere spiegato dall’entità della differenza osservata nella pressione sistolica, che non potrebbe avere impatti significativi sul rischio cardiovascolare individuale: sull’intera popolazione, però, la riduzione potrebbe essere alquanto rilevante, e potrebbe fare la differenza in termini di rischio di patologie cardiovascolari.

Non è chiaro se gli integratori alimentari possano incrementare i livelli di flavonoli sino a ridurre il rischio cardiovascolare, ma probabilmente lo studio COSMOS apporterà qualche risposta in questo senso. 

Fonte: Sci Rep online 2020

IT-NON-03225-W-11/2022