Flutter atriale: ipnosi allevia dolore e riduce fabbisogno morfina

L’ipnosi durante l’ablazione a catetere per il flutter atriale sembra migliorare significativamente i livelli percepiti di dolore e contenere la necessità di morfina rispetto alle tecniche di rilassamento standard impiegate come controllo, come emerge da un piccolo studio condotto su 112 pazienti.

L’ablazione viene tipicamente praticata sotto sedazione cosciente, e richiede talvolta dosaggi molto elevati di morfina, il che comporta a volte alcune complicazioni, come cali pressori o desaturazione dell’ossigeno, come affermato dall’autore Rodrigue Garcia dell’ospedale universitario di Poitiers.

L’ipnosi per il controllo del dolore potrebbe non essere largamente disponibile negli ospedali, ma sta divenendo sempre più comune in diversi centri, specialmente in Francia.

Questa tecnica è probabilmente idonea per l’ablazione con catetere anche nel caso delle tachicardie ventricolari, ed è già in uso nel caso dell’ablazione per fibrillazione atriale, in quanto la procedura è comune ed in Francia sussiste una certa carenza di anestesisti, ma richiede un medico con notevoli livelli di addestramento ed esperienza.

Il metodo proposto, se convalidato su campioni più ampi ed in culture diverse, potrebbe risultare interessante per ridurre la necessità di supporto anestesiologico, che rappresenta un problema importante.

Secondo diversi esperti si tratta di un problema clinicamente rilevante, specialmente per quanto riguarda l’uso di oppiacei. E’ infatti clinicamente rilevante tentare di minimizzare l’uso di questi farmaci o di altri potenti anestetici nel contesto delle procedure ablative.

Il prossimo passo potrebbe consistere in uno studio multicentrico, che potrebbe fornire le prime evidenze a sostegno del fatto che questa pratica sia trasferibile ad altri centri di nazioni diverse, in cui le pratiche e le complicazioni relative all’analgosedazione potrebbero essere differenti. 

Fonte: European Heart Rhythm Association (EHRA) 2020

IT-NON-02701-W-07/2022