HIV: effetti di carica virale e rischio cardiovascolare sull’integrità cerebrale

Una carica virale HIV rilevabile è associata a una diminuzione dei volumi del cervello e a un peggioramento della funzionalità cognitiva; mentre resta invariata la composizione del flusso sanguigno cerebrale, un dato che riflette un possibile effetto protettivo della terapia antiretrovirale. Così, tecniche di neuroimaging che misurano la struttura, ovvero il volume cerebrale, e la funzionalità, tramite il flusso sanguigno nel cervello, possono identificare fattori che contribuiscono a comorbidità nei pazienti infetti, anche se sono necessari ulteriori studi. A osservarlo è stato uno studio condotto da un team di ricercatori della Washington University di Saint Louis (USA).

Secondo il gruppo, la terapia antiretrovirale ha consentito di sopprimere la carica virale e ha aumentato l’aspettativa di vita delle persone con HIV. L’alterazione dell’integrità del cervello misurata da performance neuropsicologica e neuroimaging, però, è ancora prevalente tra le persone con bassa carica virale, ma anche malattie correlate all’età, come la malattia cardiovascolare, possono avere un impatto anche sull’integrità del cervello.

Usando i criteri del Framingham Heart Study, i ricercatori hanno valutato il rischio cardiovascolare a dieci anni su pazienti sieropositivi con una carica virale rilevabile e non rilevabile e persone senza HIV. Dai risultati è emerso che le persone infette avevano volumi cerebrali inferiori e peggiori punteggi di performance rispetto a chi non era infetto. Inoltre, le persone infette con carica virale rilevabile e non rilevabile avevano simili valori di integrità cerebrale. Un più alto rischio cardiovascolare, inoltre, era associato a volumi cerebrali inferiori e inferiore flusso sanguigno cerebrale in diverse zone cerebrali. Infine, il rischio cardiovascolare non era associato a problemi cognitivi, sia nei pazienti infetti che in quelli sani.

 Fonte: Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes

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