I batteri dei tumori potrebbero influenzare la risposta alle terapie

Ogni tumore ha i suoi batteri, si sa. Ciò che non è chiaro è da dove provengano questi batteri e quale sia il loro ruolo nello sviluppo del tumore. 

Per scoprirlo, un gruppo di ricercatori di Israele ha intanto analizzato il microbioma di sette tipi di tumore diversi, rilevando oltre 9.000 specie batteriche tra i tumori e il tessuto normale adiacente ad essi. Alcuni, come il cancro al seno, presentano una flora più abbondante e varia di altri, e questo potrebbe avere un impatto sulla risposta alle terapie. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Science.

Da oltre 100 anni si sa che anche all’interno dei tumori sono presenti dei batteri, ma il microbiota tumorale non è mai stato caratterizzato in modo dettagliato. Gli scienziati hanno analizzato campioni di 1.010 tumori provenienti da pazienti affetti da sette tipi di cancro diversi (seno, polmoni, ovaie, pancreas, cervello, ossa e pelle) e hanno confrontato i loro microorganismi con quelli presenti nei tessuti sani adiacenti (516 campioni).

Hanno così scoperto che ogni tumore è caratterizzato da specie batteriche diverse e che i microrganismi si trovano principalmente all’interno delle cellule cancerose e delle cellule immunitarie associate al tumore. In particolare, i tumori al seno analizzati presentavano un microbioma più ricco e diversificato rispetto a tutti gli altri tipi di tumore. In ogni campione di tumore al seno è stata rilevata una media di 16,4 specie batteriche, mentre la media era di meno di 9 in tutti gli altri tipi di tumore. 

La carica batterica e la diversità delle specie nelle cellule tumorali erano poi più elevate di quelle osservate nei tessuti normali adiacenti. I ricercatori hanno infine raccolto e analizzato campioni di tumore al seno “freschi”, provenienti direttamente dall’intervento chirurgico. In questo modo è stato possibile identificare 37 specie batteriche diverse, che appartengono principalmente a tre phyla: Proteobatteri, Firmicutes e Actinobacteria. I batteri presenti sono vivi e metaforicamente attivi.

I dati non dimostrano se i i batteri intratumorali svolgono un ruolo nello sviluppo del cancro, ma i ricercatori notano che man mano che i tumori si sviluppano, si crea un microambiente immunosoppresivo e avviene l’angiogenesi. Per cui “la vascolarizzazione disorganizzata può consentire ai batteri circolanti di entrare e l’ambiente immunosoppresso può fornire loro un rifugio”. 

I batteri intratumorali potrebbero anche derivare dai tessuti sani circostanti. Al di là del ruolo svolto dai batteri nella formazione del tumore, i ricercatori ipotizzano che, proprio come avviene nel caso del microbioma intestinale, la cui manipolazione può modificare la risposta alla terapia di blocco del checkpoint immunitario, “la manipolazione del microbioma tumorale può anche influenzare l’immunità del tumore e la risposta alle immunoterapie”. Quindi, concludono, “una migliore comprensione di questi effetti può spianare la strada a nuove opzioni terapeutiche per i malati di cancro”.

Fonte: Science

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