Identificati geni coinvolti in sviluppo leucemia in pazienti DS

Un gruppo di ricercatori dello Stanley Manne Children’s Research Institute di Chicago ha individuato un set di geni che potrebbe fornire degli indizi sul perché la prevalenza della leucemia sia così elevata tra le persone con sindrome di Down. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Oncotarget.

La sindrome di Down si verifica in circa un bambino su 700. Oltre alle menomazioni fisiche e dello sviluppo, le persone con sindrome di Down hanno un rischio 500 volte maggiore di sviluppare leucemia megacarioblastica acuta (AMKL) e un rischio 20 volte maggiore di sviluppare leucemia linfoblastica acuta (LLA).

“Abbiamo scoperto che la sindrome di Down, o trisomia 21, ha implicazioni a livello genomico che mettono questi individui a maggior rischio di leucemia”, afferma la co-autrice dell’articolo, Mariana Perepitchka. In particolare, nei soggetti affetti da trisomia 21, i ricercatori hanno osservato una “maggiore espressione di geni promotori della leucemia e una diminuzione dell’espressione dei geni coinvolti nella riduzione dell’infiammazione”.

Questi geni non erano localizzati sul cromosoma 21, il che, secondo Perepitchka, “li rende potenziali bersagli terapeutici per la leucemia anche per le persone senza sindrome di Down”.

Per lo studio gli scienziati hanno prelevato delle cellule dalla pelle dei pazienti con sindrome di Down e a partire da queste cellule hanno prodotto delle cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) che sono state poi differenziate in cellule endoteliali. Microarray, sequenziamento dell’Rna e analisi bioinformatiche hanno rivelato che in queste cellule sono espressi in modo significativo i geni implicati nel riarrangiamento angiogenico, citoscheletrico, nel rimodellamento della matrice extracellulare e nelle vie infiammatorie.

Le cellule mostravano una ridotta proliferazione, una ridotta migrazione e una debole risposta infiammatoria del TNF-α. Se questi risultati venissero confermati, scrivono gli autori, i geni identificati potrebbero diventare dei “bersagli terapeutici nella ricerca traslazionale sul cancro”.

Fonte: Oncotarget

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