Identificati tre potenziali marker dell’attacco cardiaco nel sangue

I ricercatori della Nanjing Medical University in Cina hanno identificato dei marker presenti nel sangue che indicano la presenza di un attacco di cuore. Come descritto nello studio pubblicato dalla rivista Frontiers in Cardiovascular Medicine, grazie a questi marcatori è possibile distinguere i pazienti con attacco di cuore dai pazienti che soffrivano di dolore al petto per altre cause.


Infatti, sebbene il dolore al petto sia un sintomo importante per gli attacchi di cuore, ci sono una varietà di altre condizioni che possono causare sintomi simili e molte di esse non sono gravi. Se un paziente si presenta con dolore toracico in ospedale, i medici devono determinare rapidamente se si tratta di un attacco di cuore. Il trattamento precoce è importante per limitare il danno. Al momento si ricorre all’angiografia coronarica, efficace ma invasiva. Un altro test prevede il prelievo di un campione di sangue per verificare la presenza di proteine ​​che indicano danni al muscolo cardiaco. Tuttavia, questi marker a volte sono inaffidabili e possono essere associati anche ad altre condizioni.


“Abbiamo analizzato i metaboliti circolanti nei campioni di plasma sanguigno di pazienti con dolore toracico cardiaco, inclusi casi di infarto e altri casi di dolore toracico cardiaco, per identificare potenziali marcatori per la diagnosi di infarto e per l’allerta precoce”, spiega Xiangqing Kong, uno degli autori dello studio. “Tali marcatori potrebbero essere utili per confermare tempestivamente l’attacco di cuore quando l’angiografia non è disponibile”.


I ricercatori hanno raccolto campioni di sangue da 146 pazienti che si sono presentati in ospedale con dolore toracico e 84 volontari sani. Dei 146 pazienti con dolore toracico, 85 avevano subito un attacco di cuore e il resto aveva dolore al petto per altre cause. I ricercatori hanno trovato una serie di metaboliti che erano presenti in quantità diverse nei pazienti che avevano avuto un attacco di cuore e le differenze erano abbastanza significative da poter distinguere con successo tra i campioni di pazienti con infarto, quelli con dolore toracico non correlato a infarto e i volontari sani.


Tre metaboliti si sono dimostrati particolarmente promettenti come marker diagnostici. “Anche dopo aver tenuto conto di altri fattori di rischio cardiaco come l’ipertensione, il fumo e la storia del diabete, i metaboliti deossiuridina, omoserina e metionina hanno ottenuto punteggi elevati come potenziali marcatori diagnostici e di rischio di infarto”, commenta Jiye Aa co-autore dell’articolo.

I ricercatori intendono condurre ulteriori ricerche per valutare perché e come questi biomarcatori sono coinvolti negli attacchi di cuore.


Fonte: Frontiers in Cardiovascular Medicine

IT-NON-04665-W-05/2023