Il divario nell’aspettativa di vita si è ridotto drasticamente tra le persone con Hiv e la popolazione generale

Uno studio osservazionale di coorte ha trovato che la mortalità tra le persone che entrano in cura per l’Hiv è diminuita drasticamente tra il 1999 e il 2017, con la più grande diminuzione vista tra il 2011 e il 2017. Coloro che sono in cura per l’Hiv hanno un rischio più alto di morire negli anni successivi rispetto alla popolazione generale degli Stati Uniti.


La mortalità legata all’Hiv è diminuita dall’introduzione di un trattamento efficace nel 1996 grazie al miglioramento delle opzioni di trattamento e all’evoluzione delle linee guida per la cura, ma non è chiaro fino a che punto le persone che iniziano la cura per l’Hiv negli Stati Uniti abbiano un rischio di morte più elevato negli anni rispetto ai loro coetanei nella popolazione generale nello stesso periodo.


I ricercatori hanno utilizzato i dati del National Center for Health Statistics per confrontare la mortalità a 5 anni per tutte le cause tra 82.766 adulti che sono entrati in cura clinica per l’Hiv tra il 1999 e il 2017 in 13 siti statunitensi e che partecipano alla North American Aids Cohort Collaboration on Research and Design (Na-Accord) e un sottoinsieme corrispondente della popolazione statunitense.


Le persone della popolazione generale sono state abbinate a quelle del Na-Accord per età, sesso, etnia e contea di residenza. I ricercatori hanno scoperto che la differenza di mortalità tra le persone con Hiv e la popolazione generale è diminuita nel tempo, passando dall’11,1% tra coloro che sono entrati in cura tra il 1999 e il 2004 al 2,7% tra coloro che sono entrati in cura dal 2011 al 2017. Da notare che la mortalità è diminuita in tutti i sottogruppi demografici studiati e si è ridotta di più tra i neri non ispanici rispetto che tra i bianchi non ispanici.


Secondo gli autori, la diminuzione della mortalità tra le persone con Hiv riflette probabilmente i progressi nell’assistenza e nella cura, le nuove linee guida che invitano a un trattamento più precoce, un maggiore impegno nell’assistenza, livelli più alti di soppressione virale, una tendenza a collegare le persone con Hiv all’assistenza prima nel corso dell’infezione (cioè, con un numero maggiore di cellule CD4) e l’evoluzione delle caratteristiche dei pazienti nella coorte nel tempo. Questo studio è considerato importante perché la comprensione delle differenze di mortalità tra le persone che entrano nella cura dell’Hiv e la popolazione abbinata degli Stati Uniti è fondamentale per monitorare le opportunità di migliorare la cura.



Fonte: Annals of Internal Medicine

IT-NON-05214-W-07/2023