Il rischio di fragilità aumenta con lo scarso controllo della pressione

Secondo uno studio pubblicato su BMJ Open, esiste un’associazione negativa tra controllo della pressione arteriosa e rischio di fragilità, anche se i risultati differiscono tra i diversi gruppi di età.

“Abbiamo voluto valutare l’associazione tra il controllo della pressione sanguigna e la fragilità tra le popolazioni di mezza età e anziane con ipertensione in Cina dal 2013 al 2018” spiega Feifei Shen, del Wuhan Red Cross Hospital, in Cina, che ha diretto il gruppo di lavoro.

I ricercatori hanno analizzato i dati di 3.254 partecipanti con diagnosi di ipertensione prima del 2013 che partecipavano al China Health and Retirement Longitudinal Study, un’indagine rappresentativa a livello nazionale gestita in 28 province della Cina, e di 1.932 partecipanti che non erano fragili nel 2013.

Gli esperti hanno costruito un punteggio di fragilità seguendo l’indice di fragilità del deficit cumulativo di Rookwood. Un modello a effetti fissi è stato utilizzato per analizzare l’associazione tra controllo pressorio e fragilità, e un modello di rischio proporzionale di Cox è stato utilizzato per calcolare ulteriormente il rischio relativo di fragilità per diversi livelli di controllo della pressione arteriosa.

Ebbene, il modello a effetti fissi ha mostrato che, rispetto a una pressione arteriosa ben controllata, una pressione arteriosa scarsamente controllata ha presentato un’associazione positiva con il punteggio di fragilità. Il modello di rischio proporzionale di Cox ha rivelato anche un rischio maggiore di fragilità nel gruppo scarsamente controllato. Sulla base dell’analisi dei sottogruppi, una pressione arteriosa scarsamente controllata è risultata positivamente associata alla fragilità negli intervistati di età inferiore a 60 anni, ma l’associazione non è stata significativa nelle persone di età pari o superiore a 75 anni.

“Sarebbe bene sviluppare strategie individualizzate per la gestione della pressione arteriosa, specialmente per i pazienti ipertesi più anziani” concludono gli autori.

Fonte: BMJ Open. 2022 Mar 14;12(3):e056395. doi: 10.1136/bmjopen-2021-056395.

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